Mercoledì, 26 Settembre 2018
GIUDIZIARIA

Le millanterie del pentito Fregona e l'intimidazione al bar "Sirio"

processo epilogo, Reggio, Calabria, Archivio

Non gode proprio di stima il collaboratore di giustizia, Vittorio Fregona. A prendere le distanze, nel corso dell’udienza di ieri del processo “Epilogo”, che si sta celebrando nell’aula bunker del Tribunale (presidente Silvana Grasso), è stato Antonino Pirrello, cognato del pentito ed imputato, già condannato, nel troncone con il rito abbreviato del procedimento alla presunta cosca di San Sperato. Sul rapporto di parentela è netto, oltre che sarcastico: «Cognato di mia moglie, presidente. Io mi vergogno solo a sentirlo nominare».
Antonino Pirrello e Vittorio Fregona hanno sposato due sorelle, ma il rapporto non è stato mai idilliaco: «Faceva uso di droga e mio suocero l’ha pure cacciato di casa. Un giorno aggredì e picchiò la moglie, e poi litigò con mia moglie che ne aveva preso le difese. Quando gli chiesi conto, reagì con violenza. Lui minacciò: te la farò pagare. Ed infatti io sono in carcere grazie a lui».
L’aspetto più inquietante  emerge da una rivelazione del testimone: «Ancora oggi manda messaggini alle mie cognate. Sappiamo dove risiede, perchè ci ha chiesto degli oggetti in oro fornendo il suo indirizzo».
Antonino Pirrello è uno dei testimoni, citati dalla difesa di Maurizio Cortese, sotto accusa nel processo “Epilogo” perchè considerato uno dei vertici della seconda generazione del clan Serraino.

 

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