Venerdì, 21 Settembre 2018
SANT'ILARIO DELLO IONIO

Il racconto dell'imprenditore nel mirino

estorsioni a sint'ilario dello ionio, Reggio, Calabria, Archivio
polizia reggio

«Da tempo pago il pizzo, subisco cioè l’estorsione da parte della ‘ndrangheta di Sant’Ilario». Esattamente il 27 dicembre scorso L.T., 63 anni, imprenditore, un passato in politica, dopo aver superato la paura di possibili ritorsioni violente – era stato minacciato anche di morte – decide di firmare un verbale che, dalle risultanze investigative, potrebbe essere equiparato a una pietra miliare, sulla quale si è costruita l’ipotesi della Procura distrettuale reggina contro i cinque soggetti sottoposti a fermo di indiziato di delitto, con l’accusa a vario titolo di estorsione aggravata. Le indagini condotte dalla Squadra Mobile reggina e dai Commissariati di Polizia di Bovalino e Siderno, effettuate con il ricorso ad attività di captazione telefonica e ambientale corroborati da delicate attività di videosorveglianza e da specifici servizi di osservazione, hanno permesso di documentare la commissione, da parte di Giuseppe Belcastro, Domenico Musolino, Antonio Galizia, Giuseppe Nocera e Ivano Tedesco, nonché di due donne indagate a piede libero, di concorso con ruoli e condotte variamente tipizzatesi, in estorsione, riciclaggio e usura aggravati dall’aver agevolato la cosca di ‘ndrangheta Belcastro-Romeo. L’imprenditore, nel corso dell’interrogatorio, racconta agli investigatori la sua vicenda personale, fatta da vessazioni e minacce che egli afferma di aver subito da Giuseppe Belcastro, detto Pepè, ritenuto al vertice dell’omonima consorteria operante a Sant’Ilario dello Ionio, sul quale pende la condanna all’ergastolo nell’ambito del processo “Prima Luce”, nonché di Domenico Musolino, detto Mimmo, di professione carrozziere, ritenuto il braccio destro del Belcastro.
«In origine – racconta l’imprenditore – la moglie di Belcastro, che io conoscevo in quanto tale e così presentatasi, venne a cercarmi dicendo che aveva bisogno di lavorare perché il marito era carcerato. Io le dissi che poteva venire a fare le pulizie ma poco tempo dopo mi disse che avrebbe mandato il figlio al posto suo, Antonio Galizia».

 

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