Venerdì, 21 Settembre 2018
PROCESSO META

'Ndrangheta unita per le tangenti

processo meta, Reggio, Calabria, Archivio
L'interno dell'aula bunker di Reggio durante la deposizione di un pentito

Già alla fine degli anni Novanta si prospettava l’idea di una super associazione mafiosa a Reggio. Un progetto, che secondo la tesi della Direzione distrettuale antimafia si sarebbe verificato già alla metà degli anni 2000 e costituisce uno dei capisaldi dell’inchiesta “Meta” sostenuta dal pm Giuseppe Lombardo, svelato ieri da Paolo Iannò, dal 2002 pentito di ’ndrangheta dopo una lunga, e prestigiosa, carriera da capo “locale” di Gallico e braccio destro di Pasquale Condello “Il supremo”. Solo negli anni successivi si concretizzerà il progetto di un direttorio di ’ndrangheta a Reggio, con i quattro boss – Peppe De Stefano, Giovanni Tegano, Pasquale Condello e Domenico Libri – a sovrintendere business e dinamiche di mafia nella “Grande Reggio”, l’area che si svilupperebbe tra Villa San Giovanni e Pellaro-Bocale.
Di scena nel processo “Meta”, che si sta celebrando davanti al Tribunale collegiale presieduto da Silvana Grasso, Paolo Iannò si è sottoposto al controesame. Domande a ripetizione da parte degli avvocati Marco Panella e Carmelo Ielo (nell’interesse di Giuseppe De Stefano), Giuseppe Putortì (difensore, insieme a Rocco Tallarida, di Cosimo Alvaro) e Francesco Calabrese (per conto di Pasquale Condello) di fronte alle quali il collaboratore ha rimarcato: «All’interno della ’ndrangheta, con l’accordo di tutti, si può fare qualsiasi cosa. Dall’assegnazione di una carica speciale alle gestione delle tangenti. È necessario però che ci sia un accordo».

 

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