Martedì, 25 Settembre 2018
REGGIO

Processo “Virus”, la
Corte d’Appello scarcera
il boss Carmine Alvaro

alvaro, Reggio, Calabria, Archivio
alvaro

Scarcerato Carmine Alvaro, 60enne boss di Sinopoli. Il padrino della ’ndrangheta reggina, uno dei vertici della cosca che domina la cittadina tirrenico-aspromontana da tutti conosciuto con il nomignolo “cupertuni”, ha ritrovato la libertà su decisione dei giudici della Corte d’Appello di Reggio Calabria che hanno accolto un’istanza avanzata dai difensori, gli avvocati Antonio Managò e Antonio Attinà. La misura cautelare è stata revocata dopo la decisione della Suprema Corte di Cassazione, che lo scorso 15 febbraio aveva annullato la sentenza di condanna per associazione mafiosa che aveva subito nell’ambito dell’in - chiesta antimafia “Virus”. Carmine Alvaro, proprio per la sua caratura criminale di primario spessore tanto da essere annoverato dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Reggio tra gli indiscussi padrini della ’ndrangheta di Sinopoli, era recluso da ben otto anni, sottoposto al regime del “41-bis” nel super-carcere di Spoleto. Dalla mezzanotte di venerdì, però, Carmine Alvaro “cupertuni” è un uomo libero. La svolta nella tormentata vicenda giudiziaria si è concretizzata nei giorni scorsi quando i giudici di legittimità avevano sposato, quasi nella totale interezza, i motivi di ricorso proposti dai difensori contro la sentenza di secondo grado del processo “Virus” (accolta per 13 persone per l’accusa di associazione mafiosa ed aver favorito il clan di Sinopoli) con la quale era stata di fatto accertata una sorta di prosecuzione delinquenziale della cosca Alvaro anche negli anni successivi all’operazione “Pri - ma”, con cui era stata decimata la ’ndrina capeggiata da Carmine Alvaro. Il 60enne capoclan era stata scarcerato nel febbraio 2003 per decorrenza termini dalla Corte di Cassazione e dopo il passaggio in giudicato della sentenza di condanna a 12 anni di reclusione, si era reso latitante. Il business del riciclaggio dei dinari croati sull’asse Reggio-Sinopoli si sarebbe esaurito con il suo arresto, avvenuto nel luglio 2005 nelle campagne di Melicuccà quando i segugi della Squadra Mobile della Questura di Reggio lo scovarono in un bunker sotterraneo. Processato in “Virus”, Carmine Alvaro è stato condannato sia in primo grado che in Appello. Una decisione che la Corte di Cassazione ha annullato disponendo un nuovo procedimento in una diversa sezione della Corte di Appello di Reggio. All’indo - mani di questa decisione gli avvocati Antonio Managò ed Antonio Attinà hanno proposto istanza di scarcerazione «per perdita di efficacia della misura cautelare, atteso il superamento del doppio del termine di fase». Oltre a Carmine Alvaro la Corte d’Appello di Reggio ha disposto la scarcerazione per l’operazione “Virus” anche per il figlio Stefano Alvaro, che rimane in carcere perchè detenuto per altra causa (difeso dagli avvocati Managò ed Attinà) e Rocco Caruso (avvocati Giulia Dieni ed Attinà), mentre Nicola Alvaro, Antonio Dalmato e Rocco Salerno, pur essendo stati rimessi in libertà per il delitto associativo per decorrenza termini rimangono detenuti per riciclaggio.

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