Domenica, 24 Marzo 2019
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CSM

Cafiero de Raho
nuovo procuratore
di Reggio Calabria

cafiero de raho, Reggio, Calabria, Archivio
cafiero de raho

 Senza sorprese. Federico Cafiero de Raho, da ieri, è il nuovo capo della Procura di Reggio Calabria. Il plenum del Csm lo ha nominato con 12 voti a favore, mentre 8 preferenze sono andate all’altro candidato, Francesco Paolo Giordano, capo della Procura di Caltagirone, e 4 consiglieri si sono astenuti. Alla volata finale erano rimasti due concorrenti perché gli aggiunti Nicola Gratteri, nei giorni scorsi, e Michele Prestipino, ieri mattina, hanno ritirato la loro candidatura. Federico Cafiero de Raho, fino a ieri procuratore aggiunto a Napoli, andrà così a ricoprire la poltrona lasciata vacante un anno fa da Giuseppe Pignatone, che oggi riveste l’incarico di procuratore capo a Roma. Il nome di Cafiero de Raho la “Gazzetta del Sud” l’aveva fatto nell’edizione del 19 maggio 2012, inserendolo tra i favoriti. Nella delibera a suo favore, presentata in plenum, si ricordano i «numerosi e complessi procedimenti penali» gestiti «nei confronti di pericolosissime organizzazioni camorristiche». A cominciare dal processo “Sparta - cus”, contro il clan dei Casalesi, in cui Cafiero ha «svolto una requisitoria che si è snodata per ben 52 udienze». In magistratura dal 1977, Cafiero de Raho ha svolto funzioni di pm a Milano dal ’79, per poi passare alla Procura di Napoli nel 1984. Nel 2006 è stato nominato aggiunto. «Arrivo a Reggio Calabria con grande entusiasmo. Mi hanno chiamato tanti colleghi da Reggio e questo mi onora e mi fa piacere. Il primo ingrediente perchè l’ufficio possa contrastare efficacemente la forma peggiore di criminalità organizzata è l’affiatamento e già queste telefonate mi danno la certezza di questo». È il primo commento del nuovo procuratore che ha aggiunto: «Il modello attuato a Napoli è stato quello del lavoro di gruppo. Questa è stata la base fondamentale per ottenere grandi risultati. A Reggio sono già stati ottenuti grandi risultati, quindi spero di immergermi in un modello analogo a quello napoletano in cui tutti lavorano per l’ufficio e quindi ripetere i grandi risultati ottenuti».

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