Venerdì, 21 Settembre 2018
LOCRI

Omicidio “benedetto”
dai Pelle Gambazza

di
pelle gambazza, Reggio, Calabria, Archivio
don strangio francesco gattuso

 Un omicidio “eccellente” come quello di Carmelo Novella detto Nunzio, ritenuto al vertice del mandamento lombardo della ‘ndrangheta, ucciso nel luglio del 2008, non si sarebbe potuto consumare senza il “placet” dell’anziano patriarca Antonio Pelle, detto “Gambazza”, all’epoca irreperibile e ritenuto all’apice della cupola calabrese, anche intesa come “provincia”, con il ruolo di “capo crimine”. È quanto emergerebbe da una intercettazione ambientale captata all’interno dell’abitazione di Giuseppe Pelle, figlio del defunto “zi’ ‘Ntoni”, morto per cause naturali il 4 novembre del 2009, dai carabinieri del Ros, che hanno riversato il dialogo in un’informativa datata 2 aprile 2013, depositata al fascicolo della Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Dell’avvenuto deposito agli atti del processo “Crimine” dell’attività integrativa di indagine ha dato contezza il sostituto procuratore Giovanni Musarò, nel corso dell’udienza di ieri dinanzi al Tribunale di Locri. Il pmdella Dda reggina ha avvisato gli avvocati presenti della possibilità di prendere visione della nuova informativa dei carabinieri del Ros, che contiene sei nuovi “progressivi” di altrettante intercettazioni ambientali registrate nel marzo del 2010 presso l’appartamento di Giuseppe Pelle (cl. 60), in contrada Borrello di Bovalino, dove si recavano diversi soggetti ritenuti a vario titolo contigui a locali di ‘ndrangheta, sia calabresi che extraregionali, nonché esponenti politici alla ricerca di appoggi elettorali. Tra le intercettazioni captate, secondo quanto rilevato dal pm Giovanni Musarò, risalta un dialogo tra il 62enne Pelle e Giovanni Ficara, entrambi giudicati nel processo “Reale”, dove quest’ultimo, ritenuto rappresentante delle consorterie reggine in Lombardia, affermerebbe che all’indomani dell’omicidio di Nunzio Novella, ucciso il 14 luglio del 2008 a San Vittore Olona, dopo un attimo di riflessione sarebbe giunto alla conclusione che un delitto “eccellente” come quello non si sarebbe potuto eseguire senza il beneplacito del defunto Pelle. Il contenuto dell’intercettazione riguarda in particolare le posizioni di alcuni imputati del processo Crimine in ordinario, quali Giuseppe Stillitano e Giuseppe Siviglia, entrambi ritenuti affiliati alla locale di Roghudi. Ma le parole di Giovanni Ficara andrebbero comunque a riscontrare l’ipotesi della Procura distrettuale di una unitarietà della ‘ndrangheta, che si sostanzierebbe nella “provincia”, con sede presso il santuario di Polsi, che guida i quattro mandamenti: jonico, tirrenico, Reggio città e Lombardia. Sull’omicidio di Nunzio Novella il collaboratore Antonino Belnome (che ha eseguito il delitto insieme all’altro collaboratore di giustizia Michael Panjia), ha reso dichiarazioni auto ed etero accusatorie, confluite sia nel processo “Infinito” di Milano che in quello “Crimine” di Reggio Calabria e di Locri, dove ha affermato che il presunto boss sarebbe stato eliminato perché aveva tentato di rendere autonomo il mandamento della Lombardia a proprio appannaggio. Ma Novella non avrebbe fatto i conti con la consorteria dei Gallace, ritenuta collegata a quella dei Ruga-Leuzzi-Vallelonga, che si darebbe mossa per eliminarlo. Un omicidio di tale importanza, dunque, non si sarebbe potuto eseguire senza il consenso della “cupola”, un dato che troverebbe riscontro nelle parole di Ficara riportate nella nuova informativa del Ros. L’importante dato investigativo sarà probabilmente oggetto della richiesta della Procura distrettuale di un’integrazione dibattimentale, che potrebbe essere formalizzata già alla prossima udienza del processo Crimine, prevista per il 15 aprile. In quella data, infatti, il Tribunale di Locri (presidente Sicuro, giudici Cosenza e Sergi), ha previsto gli interventi di tutte le parti per eventuali integrazioni istruttorie. Intanto l’udienza di ieri del processo “Crimine” ha registrato l’audizione di ben 19 testimoni a discarico presenti nella lista dell’imputato Francesco Gattuso, difeso dagli avvocati Armando Veneto e Pietro Catanoso. Tra gli intervenuti, da registrare le testimonianze rese dal sacerdote Antonino Vinci, preposto della parrocchia di Croce Valanidi, che ha raccontato che l’imputato, che si trova recluso nel carcere di Milano Opera, andava in chiesa tutte le domeniche, con a seguito tutta la famiglia, parte della quale è impegnata nella vita pastorale della parrocchia. Il teste, inoltre, ha riferito che l’82enne imputato era conosciuto quale imprenditore magnanimo che dava «pane e lavoro » a tutti e che, in particolare, avrebbe avuto un occhio di riguardo per i tanti extracomunitari di origine indiana presenti a Croce Valanidi. Infine il parroco ha ricordato che “Ciccillo” Gattuso ebbe ad adoperarsi in favore della chiesa, effettuando dei lavori di manutenzione senza pretendere alcuna ricompensa. In sede di escussione testimoniale don Pino Strangio, rettore del Santuario di Polsi e parroco di San Luca, ha detto di ricordarsi dell’82enne quale pellegrino che insieme alla sua famiglia era presente sin dalla celebrazione del Corpus Domini, che di fatto segna l’apertura dell’attività pastorale della festività mariana di ogni settembre. Tra gli altri testi a discarico, numerosi sono stati i professionisti che hanno lavorato con Francesco Gattuso, del quale hanno riferito essere sempre stato un «lavoratore affidabile e competente». Infine, l’allora comandante della stazione dei carabinieri di Valanidi, ha riferito come nel corso della guerra di mafia di Reggio Calabria, e comunque nei suoi sei anni di stanza nel territorio, non ha mai avuto incarico di indagare sull’imputato. Altri testi a discarico sono previsti per le udienze del 15 e 22 aprile, data quest’ultima in cui dovrebbero iniziare gli esami dei 36 imputati, che intendono rispondere alle domande della Procura distrettuale.

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