Domenica, 23 Settembre 2018
ROSARNO

Botte e minacce ai
figli della pentita

pentita, pesce, Reggio, Calabria, Archivio
giuseppina pesce

Maltrattamenti, minacce e botte. Vivere con i parenti è stato un inferno per i tre figlioletti di Giuseppina Pesce. Un inferno scatenato dalla scelta della donna di collaborare con la giustizia. I figli della pentita, che ha inchiodato con le sue rivelazioni boss e gregari dello storico casato della ’ndrangheta di Rosarno finiti sul banco degli imputati nel processo “All Inside”, convivevano con il nonno paterno perché la cognata di Giuseppina, dopo aver saputo della ripresa della collaborazione, non li aveva più voluti in casa. E a casa del nonno, i bambini avrebbero subito ritorsioni quotidiane come forma di punizione per la strada imboccata dalla madre. «Nel momento in cui ho ripreso a collaborare –raccontava Giuseppina Pesce al sostituto della Dda Alessandra Cerreti – si sono accaniti contro i bambini. Hanno cominciato a fargli pesare che io avevo ripreso la collaborazione e facevano mancare loro alimenti e vestiti». Ma il trattamento più duro, secondo il racconto della pentita, sarebbe stato riservato al figlioletto di sette anni, preso a cinghiate dal nonno. Giuseppina Pesce aveva rivelato ai giudici del Tribunale un altro episodio dagli aspetti inquietanti: «Mio figlio mi ha raccontato che in presenza dello zio, presso una sala giochi, un cugino ben più grande di lui, visto che aveva 17 anni, lo aveva picchiato e preso a calci».

 

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