Mercoledì, 26 Settembre 2018
PROCESSO BARRACUDA

Stangata del pm alla
gang dei rapinatori

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  Una stangata in piena regola, una mazzata senza precedenti. La mano pesante dell’ufficio di Procura si è abbattuta pesante ben oltre ogni pessimistica previsione nei confronti della gang delle rapine nelle abitazioni degli anziani. Il pm Paolo Sirleo ha concluso ieri una severissima requisitoria chiedendo al Tribunale collegiale (presidente Emanuela Romano, giudici a latere Desenzano e Fiorentino) di infliggere complessivamente 197 anni di carcere nei confronti degli otto imputati. Nel dettaglio le richieste dell’accusa per i reati di associazione per delinquere, rapina aggravata, lesioni aggravate e sequestro di persona sono state: Fabio Calù (30 anni di carcere), Carmelo Calù (30 anni), Antonio Caracciolo (30 anni), Domenico Palmisano (30 anni), Giovanni Bellantoni (27 anni), Salvatore Bonura (11 anni), Mirko Falcomatà (16 anni) e Demetrio Monorchio (23 anni). Il pubblico ministero non ha riconosciuto il principio della continuità rispetto alla seria di rapine che sarebbero state messe a segno dagli imputati del processo “Barracuda”, costretto quindi a fermarsi alla soglia massima dei trent’anni di reclusione prevista dalla legge. Un delicato ed impegnativo compito spetta adesso al collegio difensivo composto dagli avvocati Michele Priolo, Demetrio e Mariateresa Pratticò, Giacomo e Santo Iaria, Giuseppe Romeo, Claudia Romeo, Elisa Alecci, Sebi Bellino, Giovanni De Stefano, Maurizio Demetrio, Franco Oppedisano, Tiziano Balboni. Dal 26 aprile si inizierà con la girandola degli interventi, probabilmente impegnando ben due udienze già fissate in calendario dal Tribunale (10 maggio). Il processo “Barracuda”, secondo la ricostruzione investigativa dei carabinieri e l’osservatorio dell’ufficio di Procura, ha smascherato una banda di rapinatori (già giudicati e condannati gli imputati a giudizio con il rito abbreviato) per una serie di rapine messe a segno in città, indifferentemente tra la periferia nord e sud, con gli anziani le vittime designate e l’uso della violenza come segno distintivo del “modus operandi” per conquistare il bottino, che dalle denunce erano il più delle volte gli scarni risparmi custoditi in casa o i pochi soldi che servivano ai pensionati per arrivare a fine mese. Particolarmente drammatica è stata la testimonianza in aula delle vittime delle rapine che hanno ricostruito, sollecitati dal pm Paolo Sirleo, come fossero finiti nelle grinfie dei balordi, tra cui anche una donna. Legati ed imbavagliati, quasi tutti picchiati anche con violenza per indurli al silenzio e dissuaderli dalla denuncia.

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