Lunedì, 24 Settembre 2018
REGGIO

Sequestrati beni
in odor di mafia

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 Un patrimonio da un milione di euro è stato sequestrato ieri dagli agenti della Dia a un giovane di Reggio Calabria ritenuto organico alle cosche di ’ndrangheta. Nel mirino del Tribunale “misure di prevenzione” (presidente Kate Tassone, giudici Alessandra Borselli e Anna Carla Castelli) è finito il patrimonio di Edoardo Mangiola, reggino di 33 anni, attualmente detenuto perchè ritenuto «vicinissimo alla cosca Libri». I sigilli sono stati apposti al patrimonio aziendale dell’impresa individuale “Mangiola Carmela” con attività di “produzione di prodotti di panetteria freschi”; il patrimonio aziendale del bar “Senza Tempo” con sede di fronte al Cedir, il Centro direzionale che ospita a Reggio gli uffici della Procura e del Comune, esercitante attività di “ristorazione con preparazione cibi da asporto, bar, tavola calda, pizzeria”; due autovetture tra cui un’Alfa Romeo modello “Spider” ed un autoveicolo Fiat Doblò; rapporti finanziari in corso di quantificazione. Per un totale di 1 milione e 50 mila euro. Un provvedimento con il quale il Tribunale di Reggio Calabria ha disposto il sequestro - come misura di prevenzione - dei beni, alcuni dei quali già sequestrati in via preventiva contestualmente all’arresto del giovane in odor di ’ndrangheta. Per gli 007 della Dia, che hanno operato sotto le direttive del procuratore Federico Cafiero De Raho, dell’aggiunto Michele Prestipino e del pm Rocco Cosentino, sarebbe evidente analizzando il tenore di vita di Edoardo Mangiola, dei suoi familiari e conviventi «una cospicua e generalizzata sproporzione tra i redditi dichiarati ed il patrimonio posseduto ed ha stigmatizzato la condotta delittuosa del Mangiola ed in particolare i suoi fitti rapporti intrattenuti con gli esponenti apicali della consorteria di ‘ndrangheta dei Libri (tra agli altri Salvatore Tuscano, Filippo Chirico, Angelo Chirico, Gaetano Andrea Zindato) ». Una tesi della Procura rafforzata nel recente rinvio a giudizio di Mangiola disposto dal Gup di Reggio Calabria lo scorso 10 marzo sia per il reato di associazione mafiosa che per i reati di estorsione e di illecita concorrenza e minaccia, aggravati dal metodo mafioso. Un personaggio di primo piano Edoardo Mangiola, nonostante la giovane età. Nel 2008 ha rischiato la vita, vittima di un tentato omicidio; nell’aprile 2010 veniva sottoposto alla misura di prevenzione dell’avviso orale. Le manette ai suoi polsi sono scattate nel febbraio 2012 nell’ambito della cosiddetta operazione “Cosmos”, eseguita dal centro operativo Dia di Reggio Calabria, per avere fatto parte dell’associazione di stampo mafioso denominata ‘ndrangheta ed in particolare della cosca Libri, per aver commesso i reati di estorsione e illecita concorrenza con minaccia o violenza ed ancora perché titolare di un’attività economica riconducibile al sodalizio criminale. Così è stata fatta luce sull’infiltrazione della cosca Libri nei lavori per la realizzazione del nuovo Palazzo di Giustizia di Reggio Calabria. Ed inoltre, secondo la Procura, lo stesso Mangiola avrebbe avuto un ruolo di primo piano nella commissione di atti intimidatori commessi ai danni dei dirigenti della impresa “Bentini Spa”, aggiudicataria dell’appalto dell’avveniristico Tribunale, «consentendo alla cosca Libri di accaparrarsi, attraverso l’impresa gestita dallo stesso Mangiola la rilevante commessa del servizio di mensa aziendale ».

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