Lunedì, 24 Settembre 2018
PROCESSO “COSA MIA”

Appalti e potere,
le faide tra
Palmi e Barritteri

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 Pesanti. Forse anche di più. Sette ergastoli e 580 anni di carcere costituiscono la richieste di condanna che nella giornata di ieri, al termine della lunga requisitoria andata avanti per più udienze, sono state avanzate dai procuratori antimafia di Reggio Calabria, Roberto Di Palma e Giovanni Musarò. I due sostituti della Dda hanno così concluso i loro interventi nell’ambito del procedimento che prende il nome dall’operazione “Cosa Mia”, in corso di svolgimento dinanzi alla Corte d’Assise del Tribunale di Palmi (Silvia Capone presidente con a latere Gaspare Spedale). Più l’elenco di nomi e numeri andava avanti, più era evidente che il nervosismo dei presenti, dietro le gabbie e nella stanza riservata ai familiari, prendeva corpo. In particolare, dall’aula accanto, non sono mancate scene di disperazione. La pena massima, accompagnata da un isolamento minimo diurno che dai 18 mesi arriva sino ai 3 anni, è stata richiesta nei confronti di Antonino Cilona, Antonino Gallico, Domenico Gallico, Giuseppe Gallico, Lucia Giuseppa Morgante, Salvatore Morgante e Carmine Demetrio Santaiti. Spiccano quindi le richieste di condanna a 30 anni di reclusione per Carmelo Bruzzise, Giovanni Bruzzise e Rocco Gallico ed i 27 anni per Teresa Gallico. Antonino Bruzzise si è visto avanzare una richiesta a 23 anni di reclusione, mentre per Antonino Ciappina, considerato dagli inquirenti vicino ai Gallico, 26 anni e 6 mesi. Tra le altre richieste spiccano i 24 anni e 6 mesi per Filippo Morgante ed i 24 per Domenico Sciglitano. Con l’operazione “Cosa Mia”, condotta nel giugno del 2010 dalla Squadra mobile di Reggio Calabria e dal Commissariato di Palmi con il coordinamento della Dda di Reggio Calabria, gli inquirenti hanno portato alla luce le attenzioni che alcune famiglie operanti tra Palmi, Seminara e Barrittieri, avrebbero messo sugli appalti nei cantieri del costruendo V macrolotto della A3 SalernoReggio Calabria, con la pretesa dell’ormai noto 3% quale tassa di sicurezza imposto dalle cosche nei territori di competenza. Allo stesso modo gli inquirenti ipotizzano di aver fatto luce su alcuni cruenti fatti criminosi, che hanno insanguinato negli ultimi anni e non solo, il territorio della Piana di Gioia Tauro. Tra questi alcuni omicidi rimasti irrisolti e che hanno caratterizzato la cruenta faida tra i Gallico ed i Condello. Le faide in origine erano due, ristrette territorialmente e distinte tra loro: quella di Palmi, in atto fra i Condello ed i Gallico, e quella di Barritteri, e che vedeva contrapposti i Bruzzise e gli Sgrò–Sciglitano. La prima era nata per una questione apparentemente futile, pare per l’aggressione compiuta da alcuni componenti della famiglia Gallico ai danni di Francesco Condello per un circolo privato che quest’ultimo aveva aperto a Palmi, città appartenente ad entrambe le famiglie. La seconda, invece, sarebbe stata determinata da comuni interessi su alcune opere pubbliche che dovevano essere realizzate in località “Madonna delle Nevi”, territorio che si estende per circa 170 ettari nella frazione Barritteri, a ridosso del Monte Sant’Elia. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, e sulla base di sentenze passate in giudicato, all’inizio degli anni ‘80 lo scontro in atto fra i Bruzzise e gli Sgrò-Sciglitano finì per confluire in quello in atto nella vicina Palmi, tra i Gallico ed i Condello, ed i due schieramenti di Barritteri, evidentemente nel tentativo di avere rispettivamente la meglio su quello avverso, si allearono ciascuno al fianco di uno dei clan di Palmi. Uno sarebbe stato diretto da Francesco Condello (deceduto nel settembre del 1989 dilaniato da una bomba fatto scoppiare sotto la sua auto), mentre l’altra sarebbe stata capeggiata dai fratelli Giuseppe e Domenico Gallico. Le prima fase della faida sarebbe terminata con la morte del Condello. Dal 2004 in poi l’apparente tranquillità è stata spazzata via da diversi fatti di sangue. La ragione di questo nuovo scontro sarebbe, secondo l’ipotesi accusatoria, rappresentata dagli interessi rappresentati dagli appalti per i lavori di ammodernamento del V macrolotto dell’A3 Sa-Rc.

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