Mercoledì, 19 Settembre 2018
IL CASO LO GIUDICE

I "buchi neri" del memoriale

il caso lo giudice, Reggio, Calabria, Archivio

 

Ventotto pagine di “buchi neri”. È questa l’impressione, almeno nella stragrande maggioranza di inquirenti e investigatori, che scaturisce dalla lettura del secondo memoriale inviato dall’ex collaboratore di giustizia Antonino Lo Giudice, l’ex capo della famiglia mafiosa del quartiere di Santa Caterina che lo scorso giugno è scomparso dalla località protetta (Macerata?) ritrattando ogni accusa mossa nei tre anni precedenti e scagliandosi contro «una cricca di magistrati e poliziotti» che l’avrebbero indotto a mentire. 
Un memoriale-bis sul quale il procuratore di Reggio Federico Cafiero de Raho ha opportunamente invocato «la massima cautela» precisando che «ci sono dei dubbi sulla provenienza».

Ventotto pagine di “buchi neri”. È questa l’impressione, almeno nella stragrande maggioranza di inquirenti e investigatori, che scaturisce dalla lettura del secondo memoriale inviato dall’ex collaboratore di giustizia Antonino Lo Giudice, l’ex capo della famiglia mafiosa del quartiere di Santa Caterina che lo scorso giugno è scomparso dalla località protetta (Macerata?) ritrattando ogni accusa mossa nei tre anni precedenti e scagliandosi contro «una cricca di magistrati e poliziotti» che l’avrebbero indotto a mentire. Un memoriale-bis sul quale il procuratore di Reggio Federico Cafiero de Raho ha opportunamente invocato «la massima cautela» precisando che «ci sono dei dubbi sulla provenienza».

 

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