Sabato, 16 Febbraio 2019
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REGGIO

Armato e pronto a sparare, arrestato Vittorio Ierinò

vittorio ierinò, Reggio, Calabria, Archivio

 L’hanno sorpreso nel sonno, impedendogli di impugnare, e forse di usare, la pistola con il colpo in canna che portava sempre con sé. È finita la scorsa notte in un appartamento del quartiere Mirafiori a Torino la latitanza di Vittorio Ierinò, il reggino (della Locride) ricercato per l’omicidio di Salvatore Germanò (a dx nella foto) detto “Turi u zingaro”, l’ex pentito della Piana di Gioia Tauro giustiziato a Cuneo per una storia di ricatti e soldi prestati a strozzo. Vittorio Ierinò è riuscito a farla franca per 85 giorni, rispolverando i segreti e gli escamotage delle “primule rosse” della ’ndrangheta che lui stesso ha frequentato per una vita prima di intraprendere un burrascoso percorso tra i ranghi dei collaboratori di giustizia. Era sparito nel nulla dal 18 luglio, da quando i carabinieri avevano scoperto movente ed esecutori dell’agguato di Salvatore Germanò. Un delitto contestato a Pantaleone Parlato, 53 anni, carabiniere in pensione, e Pier Giorgio Alessandro Mandrile, 43, geometra. Loro due i mandanti; mentre il killer –su loro stessa confessione – sarebbe stato Vittorio Ierinò. Tutt’altro che agevole il blitz dell’Arma. Il latitante è stato immobilizzato prima che potesse reagire. Vittorio Ierinò (classe 1959) è un personaggio di primo piano delle ’ndrine di Marina di Gioiosa Jonica, con ruoli ed incarichi ai vertici delle ’ndrine della Locride e un coinvolgimento nel rapimento di Roberta Ghidini, la studentessa di Brescia strappata alla famiglia e tenuta in prigione in Aspromonte. Nel suo variegato passato anche una parentesi da collaboratore di giustizia. Ammesso ed espulso dal programma di protezione riservato ai pentiti, come capita a tutti coloro che non riescono, né vogliono, recidere i legami con la criminalità. Quando sarebbe stato ingaggiato per uccidere Salvatore Germanò si trovava agli arresti domiciliari a Torino per condanne subite a Reggio. Da ieri è nuovamente in carcere. Con un’accusa pesante come un macigno – omicidio - che potrebbe segnare fino al baratro la sua parabola criminale.

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