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REGGIO

Il business degli appalti pilotati, in 27 davanti al gup di Reggio

sorical, Reggio, Calabria, Archivio

Si sono costituiti parti offese i due enti pubblici – la Provincia di Reggio e la Sorical di Catanzaro – vittime dell’organizzazione che truccava le gare d’appalto. Questa mattina, davanti al Gup di Reggio, Massimo Minniti, formalizzeranno la costituzione nell’udienza preliminare dei due tronconi dell’inchiesta “Ceralacca”. In 27 davanti al Gup, rispondendo a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla turbativa d’asta, corruzione e rivelazione del segreto d'ufficio. Si tratta di Giuseppe Bagalà (Gioia Tauro, 58 anni); Carmelo Bagalà (Gioia Tauro, 56); Francesco Bagalà (Gioia Tauro, 25); Giuseppe Bagalà (Gioia Tauro, 27); Mario Torresani (Milano, 57); Domenico Lamonica (Catanzaro, 35); Antonio De Clariti Stresa (Reggio, 58); Luigi D'Amico (Reggio, 68); Francesco Bagalà (Gioia Tauro, 30); Massimo Siciliano (Catanzaro, 45); Isidoro Galiardi (Crucoli Crotone, 46); Luigi Cosentino (Cosenza, 45); Marianna Montirosso (Squillace Cz, 50); Mariarosaria Barranca (Squillace, 47); Giuseppe Riccio (Crotone, 49); Giulio Riciuto (Pizzo, 45); Pietro Teti (Soverato, 51); Michele De Siena Clericuzio (Catanzaro, 54); Francesco Cianflone (Serrastretta Cz, 60); Andrea Romano (Siderno, 48); Nicola Pelle (Antonimina Rc, 33); Beniamino Murdaca (Locri, 35); Franco Santagada (Villapiana Cs, 50); Francesco Mingodaro (Gioia Tauro, 53); Francesco Bagalà (Gioia Tauro, 48); Vincenzo Bagalà (Gioia Tauro, 23); Antonio Scaramuzzino (Lamezia, 34). Secondo la tesi accusatoria, le indagini della Guardia di Finanza sono state coordinate dal pm Matteo Centini e in seconda battuta dal procuratore aggiunto Gaetano Paci, il piano di pilotare gli appalti pubblici – alternativamente alla Stazione unica appaltante della Provincia di Reggio e alla Società risorse idriche calabresi di Catanzaro – era orchestrato dalla famiglia Bagalà di Gioia Tauro, un gruppo di imprenditori che «direttamente o indirettamente» riusciva a mettere le mani sulla gestione dei lavori. I bandi, secondo le conclusioni degli inquirenti che oggi passeranno al vaglio del Gup, finivano sempre per essere assegnati alle aziende in qualche modo riconducibili al gruppo di Gioia Tauro. Nella prime fasi dell’inchiesta è stato inoltre scoperto come alcuni degli indagati, dipendenti dell’Amministrazione provinciale reggina, si fossero introdotti negli uffici del Palazzo storico ubicato nel cuore della città con l’obiettivo di scoprire le offerte delle imprese concorrenti e presentare successivamente offerte migliori. Riuscendoci molto spesso. Blitz notturni truffaldini immortalati dalle telecamere piazzate dagli 007 delle Fiamme Gialle.

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