Venerdì, 23 Agosto 2019
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TRIBUNALE

Riace, confermato il divieto di dimora per Mimmo Lucano. Processo aggiornato al 17 giugno

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Mimmo Lucano

Resta l’esilio da Riace per Mimmo Lucano, coinvolto in un’inchiesta della Procura di Locri nell’ambito della quale, nel 2018, furono disposti per lui gli arresti domiciliari, poi revocati.

Il provvedimento restrittivo fu sostituito dal Tribunale della libertà di Reggio Calabria, pochi giorni dopo l’emissione, col divieto di dimora per Lucano a Riace, il centro della Locride che ha reso famoso nel mondo per il suo modello di accoglienza dei migranti.

Un provvedimento che Lucano ha sempre ritenuto più afflittivo dell’arresto perché lo ha costretto ad allontanarsi dal suo paese e dalla comunità di migranti che lo ha sempre circondato di grande affetto.

I giudici del riesame di Reggio Calabria, secondo quanto si è appreso stamattina, hanno rigettato una nuova istanza dei difensori di Lucano per la revoca del divieto di dimora. La richiesta era motivata dal fatto che Lucano non è più sindaco, né è stato rieletto in Consiglio comunale, e non può, dunque, reiterare i reati che gli vengono contestati. Motivazioni che il Tribunale della libertà ha ritenuto, evidentemente, insufficienti per revocare il provvedimento, confermando quindi l'esilio da Riace per «Mimmu 'u curdu», come qualcuno, con una punta di ironia, ha soprannominato Lucano.

La conferma del divieto di dimora è arrivata nel giorno della prima udienza a carico di Lucano ed di altre 26 persone, tra cui la compagna dell’ex sindaco, Tesfahun Lemlem, per i presunti illeciti legati alla gestione dello Sprar di Riace. Il processo, dopo la presentazione di alcune eccezioni preliminari da parte della difesa, è stato aggiornato al 17 giugno.

Lucano, davanti al Tribunale di Locri, ha trovato ad accoglierlo un gruppo di persone, alcune delle quali provenienti da altre regioni, che hanno voluto manifestargli ancora una volta il loro affetto. «La conferma del divieto di dimora - ha detto l’ex sindaco parlando con i giornalisti - equivale ad una pena subita prima del processo». A proposito del quale Lucano ha commentato: «Ribadisco che il mio non è un processo politico. Ma questa storia c'entra molto».

A Lucano, la folla di sostenitori che ha atteso la sua uscita dal palazzo di giustizia dopo la conclusione dell’udienza, sono stati rivolti applausi e grida d’incitamento. Molti hanno voluto
abbracciarlo. L’ex sindaco di Riace ha ringraziato e si è commosso, come gli capita sempre in questi casi.

Intanto, nel corso dell’udienza di oggi, Ministero dell’Interno e Prefettura di Reggio Calabria hanno confermato la loro richiesta di costituirsi parte civile nel processo.

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