Giovedì, 21 Novembre 2019
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L'INCHIESTA

Locri, paziente morto a Pneumologia: sospeso il primario

di
ospedale locri, Claudio Reale, Domenico Calabrò, Domenico Niciforo e Antonio Stalteri, Giorgio Cotrona, Marcella Sansotta, Reggio, Calabria, Cronaca
Domenico Calabrò

La Corte d’appello di Reggio Calabria, sezione riesame ha disposto, nei confronti di Domenico Calabrò, direttore della struttura ospedaliera complessa di Pneumologia dell’ospedale di Locri, «l’applicazione della misura di sospensione dall’esercizio della funzione per la durata di mesi sei».

La vicenda - ricostruita sulle pagine della Gazzetta del Sud in edicola - che ha portato sotto processo il dottor Calabrò è quella della morte del 75enne professore Claudio Reale, avvenuta la sera del 20 agosto 2017 dopo quattro giorni di ricovero trascorsi quasi interamente nel reparto di Pneumologia.

Calabrò era accusato di omicidio colposo in concorso con con altri tre medici del reparto, Giorgio Cotrona, Domenico Niciforo e Antonio Stalteri. Secondo l’accusa al paziente sarebbe stata diagnosticata «una grave colecistite settica e verosimile pancreatite, peraltro desumibili dall’esame dei parametri di laboratorio specifici, (leucocitosi, neutrofila, proteina C reattiva, aumento dei lattati, etc.) e successivamente dalla Tac addominale» e di «aver trattenuto» il professore Reale «nel reparto di Pneumologia senza consultare i colleghi di altre branche specialistiche, (internista, chirurgo, etc.), non aver richiesto idonei accertamenti di laboratorio (esami colturali con antibiogramma), e di non aver instaurato efficace terapia antibiotica preventiva».

Inoltre , i quattro medici unitamente all’infermiera coordinatrice Marcella Sansotta, dovevano rispondere anche dell’accusa di avere, con l’obiettivo di «procurarsi l’impunità per il reato inerente la morte del paziente», «soppresso e/o comunque occultato la scheda su cui erano state senza meno annotate le terapie praticate presso quella struttura nei confronti di Reale Claudio; documento che non veniva rinvenuto infatti dalla polizia giudiziaria nei giorni immediatamente successivi alla morte del Reale, né in epoca successiva».

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