Martedì, 19 Novembre 2019
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PROCESSO "GRIFONE"

'Ndrangheta, la collaborazione di Santaiti fa tremare i clan nella Piana di Gioia Tauro

di
'ndrangheta, gioia tauro, Massimiliano Santaiti, Reggio, Calabria, Cronaca
Massimiliano Santaiti

Cosa e quanto ha già raccontato Massimiliano Santaiti ai magistrati della Procura antimafia di Reggio Calabria? Potrebbe rivelarsi molto proficua per Dda la decisione del pregiudicato di Seminara di saltare il fosso e intraprendere una collaborazione con la magistratura.

La notizia della sua collaborazione è stata comunicata in via ufficiale solo qualche giorno fa, il 23 ottobre scorso nel processo d'appello “Grifone”, nel quale Santaiti è imputato insieme a gran parte della sua famiglia ed è stato già condannato a 12 anni in primo grado. La sua collaborazione, però, è già iniziata da più di un mese, precisamente dal 26 settembre scorso, data del primo verbale.

Le quattro pagine che contengono le prime dichiarazioni sono in pratica tutte omissate, segno che quanto sta raccontando ai magistrati della Distrettuale antimafia è in fase di valutazione, ma già qualche considerazione si può fare. Intanto, suo nipote Carmelo Santaiti classe 1981 è stato scarcerato grazie alle sue dichiarazioni. In uno dei pochi stralci non omissati, infatti, si è appreso che il pentito ha fatto sapere ai magistrati che il giovane dopo l'arresto si era distaccato dalla famiglia e non aveva più compiuto reati.

Segno, quest'ultimo, che il 43enne ha conoscenza e coscienza delle dinamiche criminali che coinvolgono la sua famiglia e la 'ndrangheta più in generale. Il dato delle relazioni che i vari casati di mafia intrattengono tra di loro è pacifico: ci sono sentenze che lo dimostrano. Allora, il contenuto di quelle dichiarazioni potrebbe riguardare, con ogni probabilità, anche altre articolazioni di 'ndrangheta che operano nella Piana di Gioia Tauro.

Nella prima tranche del processo “Grifone”, gli imputati rispondono solo di droga e armi. Nella seconda, invece, anche di associazione mafiosa. Quest'ultimo procedimento era partito in salita per la Dda perché il gip non aveva accolto la richiesta di arresto sostenendo che non ci fossero prove certe sull'accusa di associazione mafiosa.

La Procura antimafia, però, non si era arresa ricorrendo al Tribunale della libertà, il quale aveva dato ragione alla procura. Il passaggio conclusivo in Cassazione aveva dato il via libera all'incriminazione dei 28 imputati che ora si trovano sotto processo. Adesso, però, dichiarazioni accusatorie di Massimiliano Santaiti potrebbero puntellare quell'inchiesta fornendo nuovi spunti investigativi agli inquirenti per nuovi approfondimenti.

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