Martedì, 29 Settembre 2020
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REGGIO CALABRIA

False disoccupazioni o maternità, 450 denunce nella Locride: 'ndrangheta dietro la truffa all'Inps

Una megatruffa da 5,6 milioni, quasi 34 mila giornate lavorative denunciate ma mai effettuate, 458 denunciati. Sono i numeri dell'operazione Isidoro dei carabinieri di San Luca che riguarda centinaia di persone residenti nel comprensorio locrideo. L'accusa è di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico e falsità in scrittura privata.

Le indagini, basate su una serie di accertamenti effettuati dai militari della stazione di San Luca, hanno consentito di individuare 12 aziende agricole e immobiliari, nella gran parte dei casi fittizie, costituite nel tentativo di indurre in errore l’Inps e ottenere un ingiusto profitto mediante rapporti di lavoro simulati, diretti all’indebita fruizione di indennità previdenziali (malattia-disoccupazione-maternità).

I controlli sono stati effettuati dal febbraio 2017 al novembre 2019, dopo il monitoraggio di persone appartenenti, per vincoli di parentela, alle famiglie di maggior interesse operativo. È stato accertato, infatti, che le società monitorate erano di fatto riconducibili a soggetti legati a famiglie gravitanti nell’orbita della criminalità organizzata della Locride, i quali a loro volta avevano assunto, prevalentemente, numerose altre persone contigue, per vincoli di parentela, a famiglie criminali.

C'era ad esempio la moglie di un sorvegliato speciale di San Luca che figurava assunta con l’incarico di ragioniera in una ditta immobiliare dell’hinterland milanese ma quotidianamente tirava per il paese e veniva notata a casa durante i controlli nei confronti del marito.

Le indagini – portate aventi con il supporto del personale ispettivo Inps di Reggio Calabria e Crotone – hanno consentito di accertare che gli indagati si erano procurati, anche in concorso tra loro, un ingiusto profitto derivante dalla indebita percezione di erogazioni previdenziali e assistenziali.

Per avvalorare i sospetti gli investigatori hanno interrogato alcuni nei falsi dipendenti coinvolti nella truffa. Ma della loro attività lavorativa ricordavano poco o niente, sfuggivano anche nozioni base, a. partire dal nome della ditta, da dove si trovasse, chi fossero i colleghi.

Dodici imprenditori sono stati deferiti in stato di libertà, in concorso con ciascuno dei dipendenti, per aver simulato l’esistenza dei rapporti di lavoro, denunciandone la relativa manodopera.

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