Sabato, 25 Settembre 2021
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LA SENTENZA

Estorsioni a Siderno, sette assoluzioni e una condanna

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Concluso il processo d’appello bis scaturito dall’inchiesta “Morsa sugli appalti pubblici”
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Tribunale di Reggio Calabria

Si è concluso con sette assoluzioni e una condanna, il processo di appello bis scaturito dall’operazione denominata “Morsa sugli appalti pubblici”. Ieri la Corte di Appello di Reggio Calabria ha deciso, su rinvio della Cassazione, sia per gli imputati giudicati in ordinario sia per quelli che hanno optato per il rito abbreviato.
I giudici dell’appello hanno confermato l’assoluzione del dott. Antonio Macrì, ex presidente del Consiglio comunale di Siderno, difeso dagli avvocati Armando Gerace e Antonio Speziale, per come stabilito in primo grado dal gup reggino nel gennaio del 2016. Una sentenza, quella per l’ex amministratore sidernese, che era stata riformata in appello con conseguente condanna a 8 anni di reclusione, per essere impugnata dalla difesa che ha ottenuto l’annullamento con rinvio dalla Corte di Cassazione. Un annullamento che ieri ha portato al riconoscimento dell’estraneità del dott. Macrì quale presunto partecipe ad un’associazione per delinquere di stampo mafioso. I giudici dell’appello, presidente Giancarlo Bianchi, hanno assolto Marco Macrì, difeso dagli avvocati Giuseppe Belcastro e Angelo Riccio, che hanno contestato sin dalla prima udienza preliminare, l’inutilizzabilità di alcuni decreti autorizzativi ed altro. Altro imputato assolto è stato Vincenzo Tavernese, assistito dagli avvocati Antonio Riccio e Antonio Speziale, quest’ultimo difensore anche dell’imputato Domenico Prochilo assolto “per non aver commesso il fatto”. Rispetto alla sentenza dell’abbreviato è stato assolto anche Domenico Richichi, difeso dall’avv. Sandro Furfaro. Giudizio assolutorio sia per Francesco Strati, difeso dall’avv. Rocco Guttà, sia per Antonio Ursino (cl. 49), difeso dall’avv. Domenico Lupis. Infine la Corte di Appello ha rideterminato la condanna a 9 anni di reclusione per Tommaso Rocco Caracciolo, difeso dall’avv. Leone Fonte, che ha ottenuto in Cassazione l’esclusione del ruolo di promotore del sodalizio criminoso contestato dalla Procura reggina.

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