Venerdì, 30 Luglio 2021
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La lezione del Coronavirus: puntare sulla ricerca

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Il Gom è al 26. posto in Europa per importanza nella cura dell’insufficienza renale cronica: decisivo il contributo dei proff. Zoccali e Mallamaci
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Francesca Mallamaci e Carmine Zoccali

Ventiseiesimo in Europa per importanza nella cura della insufficienza renale cronica. È il significativo traguardo del Gom, per merito di due sue figure altamente rappresentative, sposati nella vita e uniti nell’impegno professionale: il prof. Carmine Zoccali, presidente della Società europea di nefrologia nel triennio 2017-2020 e direttore della nefrologia del Gom fino al 2014, e la professoressa Francesca Mallamaci, una delle top 100 women italian scientist e attuale direttore della stessa unità operativa del Gom.
- Prof. Zoccali lei guida questa particolare classifica. Cosa significa questo primato?
«Più di una volta, la buona performance dei nefrologi italiani, tra cui noi, è stata ripresa anche dalla stampa quotidiana nazionale. Il sistema esperto che produce classifiche in campo biomedico (Expertscape) è basato sull’intelligenza artificiale che si aggiorna automaticamente e continuamente. Aver raggiunto il rango più alto nell’insufficienza renale è importante perché questa condizione è il problema centrale della lotta alle malattie renali. La doppia presenza ai livelli più alti mia (prima posizione) e della professoressa Mallamaci (dodicesima posizione) ha portato a questo posto di grande rilievo su scala mondiale al quale ha contribuito tutta la nefrologia del Gom con il potenziale per la ricerca scientifica offerto dalla locale unità Cnr, la cui missione sin dall’inizio era stata profilata proprio sull’insufficienza renale. Oggi questa malattia è in crescita e si prevede che nel 2050 sarà la quinta causa di morte nella popolazione mondiale. Quindi, la ricerca è davvero fondamentale».
- Quali le sfide più importanti rispetto alle quali siamo in ritardo?
«Sicuramente il Covid. Non è solo una sfida per gli esperti di malattie infettive ma è una scommessa globale perché il virus non risparmia nessun organo o apparato. Attualmente, sono coinvolto in uno studio nazionale sulla risposta sierologica ai vari vaccini dei pazienti in emodialisi condotto sotto l’egida dell’Istituto superiore di sanità e della Società italiana di nefrologia. È importante in quanto alcuni dati indicano che la protezione della vaccinazione negli emodializzati è molto inferiore a quella della popolazione generale. Quanto ai ritardi, la nefrologia è indietro rispetto ad altre specialità, come l’oncologia, per lo sviluppo di terapie personalizzate, cioè guidate dal profilo individuale, ma negli ultimi tre anni c’è stata un’accelerazione. La ricerca è sempre stata un lavoro di gruppo; ora i gruppi sono diventati estesissimi e transnazionali. La condivisione di obiettivi e strumenti e soprattutto l’utilizzazione di moli enormi di dati (big data) hanno impresso un forte input alla ricerca biomedical».

Leggi l'articolo completo sull'edizione cartacea di Gazzetta del Sud - Reggio

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