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Reggio, sgomberi, proteste e intimidazioni. Ad Arghillà la tensione è alle stelle

Movimentata assemblea dopo l’ordinanza del sindaco che riguarda 110 abitazioni popolari. D’Aguì: «Noi esclusi dalla riunione, alcuni individui sono arrivati a minacciarmi fisicamente»

«E noi dove ce ne dovremmo andare?». Nei cinque casermoni di case popolari da sgomberare ad Arghillà c’è una domanda ricorrente, posta al Comune, all’Aterp, alla Regione, ai servizi sociali, a chiunque altro abbia vice in capitolo.

Manca, ad oggi, la risposta. D’altronde, si tratta di occupazioni abusive di alloggi tecnicamente inagibili, in una situazione di allarme igienico-sanitario e sul fronte della sicurezza pubblica. Un mix esplosivo che surriscalda animi già esasperati da anni di abbandono, in un quartiere alla perenne ricerca di riscatto. E l’assemblea dell’altra sera, a porte chiuse, ha testimoniato quanto la tensione sia alta: qualcuno ha già pensato persino di spostarsi al rione Marconi occupando abusivamente altri alloggi. O cedendo al mercato nero delle case popolari.

Il sindaco Falcomatà, sulla base di una relazione dell’Aterp dello scorso 12 febbraio e di una nota dell’Asp del 18 marzo, ha disposto lo sgombero di 110 abitazioni. Si certifica formalmente «un preoccupante aggravamento delle già presenti condizioni di aleatorietà di tutti gli impianti oltre che dal punto di vista formale, anche, e principalmente, dal punto di vista della sicurezza, della salubrità e vivibilità degli alloggi».
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