Lunedì, 09 Dicembre 2019
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Reggio, scoperti reperti archeologici in mare: emerse anfore e frammenti di legno - Video

A Reggio Calabria dal 5 al 9 agosto lungo il tratto della Via Marina, nello specchio di mare compreso tra il monumento a Vittorio Emanuele e il Lido Comunale, si sono svolte attività di ricerca e documentazione di un giacimento di anfore antiche ad una profondità compresa tra i 40 e i 50 metri. Il giacimento è stato segnalato nel 2017 alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Reggio Calabria e la provincia di Vibo Valentia, da Demetrio Serranò e Francesco Sesso.

Pochi mesi dopo la segnalazione la stessa Soprintendenza ha richiesto la collaborazione della Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia per una prima valutazione. A seguito di questo primo sopralluogo, del 25 maggio 2017, è stata riscontrata una varietà di reperti, dall’ampia forbice cronologica, riferibili a potenziali carichi anforici di più navi da trasporto. A seguito delle nuove disposizioni ministeriali in ambito di Tutela, Salvaguardia, Conservazione e Valorizzazione del Patrimonio Archeologico Sommerso, esaminata la documentazione relativa al primo sopralluogo, il Segretariato Regionale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali per la Calabria, in collaborazione con la Soprintendenza RC - VV, ha deciso di programmare una più puntuale attività di perlustrazione con la direzione scientifica del funzionario archeologo subacqueo e la collaborazione del Nucleo dei Carabinieri Subacquei di Messina finalizzata alla definizione dei limiti del giacimento, alla sua documentazione e alle disposizioni di tutela più opportune. Durante le attività, l’area marina è stata controllata da una motovedetta dei Carabinieri e si sono recati sul posto il Comandante Provinciale dell’Arma dei Carabinieri, il Comandante della Guardia Costiera e i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale.

Nel corso del nuovo sopralluogo si è constatato che in seguito alle correnti marine, il profilo del giacimento si era modificato rispetto a quanto documentato nel 2017. Sono emerse anfore integre, parzialmente integre o frammentate, precedentemente non visibili, si è riscontrata anche la presenza di materiale moderno, ma soprattutto sono stati individuati frammenti lignei, porzioni di fasciame, pertinenti ad almeno un relitto.

Allo stato attuale non è possibile fornire elementi più puntuali, soprattutto per quanto attiene l’inquadramento cronologico. In considerazione delle profondità saranno indispensabili nuove ispezioni. Questa prima attività ricognitiva, documentata in ogni singola fase, si è conclusa con la messa in sicurezza delle porzioni di fasciame affioranti, procedendo con una copertura delle stesse con geotessuto ed assicurandole, tutte intorno, da sacchetti di sabbia. Contestualmente a queste azioni dirette sui reperti si è proceduto con la richiesta alla Capitaneria di Porto dell’emanazione di Ordinanza Interdittiva dello specchio di acqua interessato alla pesca, ancoraggio attività subacquea e, più in generale, a tutte le attività che possano arrecare danno al sito archeologico sommerso.

 

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