Lunedì, 18 Novembre 2019
stampa
Dimensione testo

Droga in Calabria, blitz fra Gioia Tauro e Rosarno: così il boss indottrinava il figlio di 8 anni

Dalle prime ore di questa mattina è in corso un’operazione dei carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria (denominata "Cattiva strada") in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 13 persone.

Otto le persone finite in carcere, altre cinque agli arresti domiciliari), accusati, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti.

In manette sono finiti: Giuseppe Cacciola, 25 anni; Agostino Cambareri, 46 anni; Massimo camelliti, 45 anni; Saverio Fortunato, 26 anni; Salvatore Lamonica, 35 anni; Massimiliano Mammoliti, 26 anni; Francesco Mazzitelli, 24 anni; Giovanni Sicari, 33 anni. Ai domiciliari: Vincenzo Condello, 28 anni; Marianna Ranieri, 30 anni; Salvatore Bubba, 46 anni; Natale Giunta, 33 anni; Rocco Saraceno, 39 anni.

L’organizzazione, che aveva base nel territorio della piana di Gioia Tauro, era strutturata in modo capillare ed in grado di rifornire di marijuana e cocaina le importanti piazze di spaccio calabresi.

Cocaina e marijuana nella piana di Gioia Tauro, i nomi e le foto dei tredici arrestati

A testimonianza della spregiudicatezza criminale di uno degli arrestati, sono le risultanze investigative che hanno rivelato lo sconcertante coinvolgimento, in alcuni aspetti, delle attività illecite di un bambino di 8 anni, figlio di Agostino Cambareri, 46enne di Gioia Tauro, ritenuto a capo della banda. Dalle intercettazioni, secondo l'accusa, emerge la "spregiudicatezza criminale" di Cambareri che non esita a mettere totalmente a conoscenza delle sue attività illecite il figlio inducendolo a prendervi parte.

L'indagine, condotta dal Nucleo investigativo dei Carabinieri di Reggio Calabria e coordinata dal procuratore aggiunto Calogero Gaetano Paci, e dal pm Adriana Sciglio, è stata avviata nell'estate del 2016. Per tutta la durata delle indagini l'organizzazione si è dimostrata in grado di rifornire di marijuana e cocaina importanti piazze di spaccio calabresi.

Ognuno svolgeva un compito definito e le comunicazioni avvenivano con l'uso di un linguaggio criptico mutuato dal gergo automobilistico. Dall'attività dei carabinieri è emersa la piena operatività della banda nel territorio di Gioia Tauro e Rosarno, ma con un ambito territoriale vario e con propaggini anche fuori della provincia reggina - Tropea, Lamezia Terme e Crotone - e numerose sono state le cessioni di marijuana e cocaina documentate.

La base logistica, secondo l'accusa, era stata realizzata in una campagna nella disponibilità di Cambareri, l'unico in grado di determinare il prezzo di cessione dello stupefacente al dettaglio e la qualità della sostanza stupefacente trattata. L'uomo si avvaleva anche della collaborazione di una donna, Mariana Ranieri, deputata, secondo l'accusa, non solo alla prova dello stupefacente per testarne la qualità, ma anche alle cessioni al dettaglio ed alla riscossione dei crediti vantati dall'organizzazione nei confronti dei clienti.

© Riproduzione riservata

Correlati

X
ACCEDI

Accedi con il tuo account Facebook

Login con

Login con Facebook