Sabato, 22 Settembre 2018
ROCCELLA JONICA

Oggi l’autopsia sui
2 corpi carbonizzati

 È nell’ambito della criminalità organizzata della zona che gli investigatori della Polizia di Stato del commissariato di Siderno, diretto dal dott. Carmine Soriente, stanno cercando di individuare la pista giusta in modo da poter far luce sul duplice ed efferato omicidio, compiuto giovedì scorso in una zona di campagna situata nella contrada Domolà di Caulonia, di due quarantenni, verosimilmente uno di Roccella e l’altro di Marina di Gioiosa, trovati totalmente carbonizzati all’interno di un’Alfa Romeo 147 in uso ad un pregiudicato di Roccella, Francesco Coluccio, 41 anni, alias “u‘nzurru”, uscito dal carcere, dopo un lungo periodo di detenzione, da circa sei mesi. Pur essendo ancora irreperibili e pur mancando dalle proprie abitazioni da circa quattro giorni, gli investigatori della Polizia di Stato continuano a non fornire indicazioni ufficiali sulle possibili generalità dei due cadaveri. Al di là, comunque, del riserbo degli inquirenti, all’appello, a quasi 96 ore dal macabro ritrovamento dei due cadaveri carbonizzati, mancano, appunto, l’abituale e giornaliero utilizzatore dell’autovettura Alfa Romeo 147, Francesco Coluccio, di Roccella, e il suo amico e quasi coetaneo di Marina di Gioiosa (residente alla periferia della cittadina gioiosana, nella zona di contrada Cavalleria), M.F., già peraltro, come Coluccio, noto alle forze dell’ordine. Qualche indicazione più precisa circa l’identità dei due cadaveri carbonizzati rinvenuti all’interno dell’Alfa Romeo 147, potrebbe arrivare nelle prossime 24 ore. Per oggi, infatti, il sostituto procuratore di Locri, Rosanna Sgueglia, ha fissato l’esame autoptico su quel che è rimasto dei due corpi inceneriti dal rogo che ha anche totalmente distrutto l’autovettura. Dopo il conferimento dell’incarico, ad eseguire l’autopsia sarà l’esperto medico legale reggino, dott. Aldo Barbaro, mentre la dottoressa Anna Barbaro, si occuperà del prelievo sui resti del Dna. Dalle indagini fin qui compiute dagli investigatori, appare in ogni caso verosimile l’ipotesi che le due vittime, cadendo in un tranello tesogli da persone fidate, siano state uccise in una zona di campagna diversa rispetto al luogo dove poi sono stati trovati i cadaveri. Dopo il duplice omicidio, i killer (ad agire sarebbero stati almeno in due) avrebbero, allontanandosi, quindi, da un luogo fin troppo compromettente, caricato i due cadaveri nella parte posteriore dell’automobile e li avrebbero portati nell’isolata zona di campagna della contrada Domolà. Qui i sicari, col chiaro intento di non lasciare tracce del loro breve “passaggio” all’interno del veicolo, dopo aver cosparso l’interno dell’auto con benzina, hanno appiccato l’incendio, causando quindi la totale distruzione del veicolo e rendendo i corpi irriconoscibili.

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