Lunedì, 24 Settembre 2018
LOCRI

Delitto Fortugno, Ritorto ricorre alla Corte per i diritti dell'uomo

delitto fortugno, Reggio, Calabria, Archivio
tribunale generico

 

«In un processo tradizionalmente definibile “indiziario”, basato soltanto sulle dichiarazioni di accusa di due collaboratori di giustizia e in assenza di prove dirette, certe e scientifiche, di fronte alla iniziativa dell’imputato di difendersi fornendo le prove della propria estraneità all’omicidio, le varie corti italiane hanno sempre “negato” la facoltà di difendersi, rifiutando di acquisire la prove richieste dalla difesa, sulla base della esistenza di una verità preconfezionata, già stabilita (la colpevolezza dell’accusato), indicata dai pentiti, comportando ciò l’impossibilità a carico ed a favore del ricorrente di difendersi nel processo, come si evince dalle richieste avanzate con atto di appello, con ricorso per Cassazione e con il rigetto del ricorso da parte della Corte di Cassazione».
È uno dei passaggi salienti del ricorso indirizzato dall’avv. Rosario Scarfò nell’interesse di Salvatore Ritorto, presunto killer di Francesco Fortugno, alla Corte Europea dei diritti dell’uomo, per violazione della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, nella parte in cui sancisce il diritto a un processo equo.
Ritorto, oggi detenuto nel carcere di Viterbo, è stato condannato all’ergastolo quale esecutore materiale dell’omicidio del vice presidente del Consiglio regionale della Calabria, con sentenza dello scorso 3 ottobre, disposta dalla VI sezione penale della Cassazione, che ha confermato gli ergastoli anche per Domenico Audino,  partecipe all’organizzazione del delitto, e Giuseppe Marcianò, autista della Fiat Uno utilizzata per eseguire l’azione di fuoco.

«In un processo tradizionalmente definibile “indiziario”, basato soltanto sulle dichiarazioni di accusa di due collaboratori di giustizia e in assenza di prove dirette, certe e scientifiche, di fronte alla iniziativa dell’imputato di difendersi fornendo le prove della propria estraneità all’omicidio, le varie corti italiane hanno sempre “negato” la facoltà di difendersi, rifiutando di acquisire la prove richieste dalla difesa, sulla base della esistenza di una verità preconfezionata, già stabilita (la colpevolezza dell’accusato), indicata dai pentiti, comportando ciò l’impossibilità a carico ed a favore del ricorrente di difendersi nel processo, come si evince dalle richieste avanzate con atto di appello, con ricorso per Cassazione e con il rigetto del ricorso da parte della Corte di Cassazione».È uno dei passaggi salienti del ricorso indirizzato dall’avv. Rosario Scarfò nell’interesse di Salvatore Ritorto, presunto killer di Francesco Fortugno, alla Corte Europea dei diritti dell’uomo, per violazione della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, nella parte in cui sancisce il diritto a un processo equo.Ritorto, oggi detenuto nel carcere di Viterbo, è stato condannato all’ergastolo quale esecutore materiale dell’omicidio del vice presidente del Consiglio regionale della Calabria, con sentenza dello scorso 3 ottobre, disposta dalla VI sezione penale della Cassazione, che ha confermato gli ergastoli anche per Domenico Audino,  partecipe all’organizzazione del delitto, e Giuseppe Marcianò, autista della Fiat Uno utilizzata per eseguire l’azione di fuoco.

 

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