Lunedì, 24 Settembre 2018
REGGIO

Pietro Labate, un
boss che comunicava
con i “pizzini”

pietro labate, Reggio, Calabria, Archivio
polizia

Comunicava con i “pizzini” il boss della ’ndrangheta Pietro Labate arrestato venerdì sera dai poliziotti della Squadra mobile. Numerosi, infatti, i bigliettini e gli appunti trovati dagli investigatori all’interno dell’appartamento dove aveva trovato rifugio nel corso della latitanza. I documenti sequestrati danno la conferma che Pietro Labate, il capo cosca di Gebbione e Sbarre, amava conversare, o assegnare compiti ai fedelissimi della ’ndrina da lui stesso capeggiata, attraverso gli intramontabili “pizzini”. Nel covo di via Argine Sant’Agata sono stati infatti rinvenuti numerosi bigliettini manoscritti con indirizzi, nomi e numeri di telefoni cellulari. Ed inoltre: tre fogliettini con disegni di planimetrie di appartamenti; due bigliettini riportanti data ed ora di appuntamenti; un “Memo Book” con appunti di vario genere, riportando contabilità varie, preventivi di spesa. Infine, un quadernone con il primo e l’ultimo foglio manoscritti riportanti nomi e numeri, con spillato all’ultimo foglio una porzione di pagina di agenda con alcuni numeri scritti. Dalle indagini è emerso inoltre che il proprietario dello scooter, in sella al quale Labate ha provato a fuggire, abitava nello stesso stabile dove il latitante si nascondeva.

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