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NEL MIRINO DELLA DDA

Villa San Giovanni, da 25 anni nelle grinfie del clan Zito-Bertuca

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Villa San Giovanni, da 25 anni nelle grinfie del clan Zito-Bertuca

«Al momento i reati per i quali abbiamo proceduto sono associazione mafiosa, estorsione, detenzione illegale di munizioni e armi comuni da sparo e da guerra rese clandestine, procurata inosservanza di pena e favoreggiamento personale, minaccia e danneggiamento seguito da incendio, tutti aggravati dalla finalità di agevolare l’attività della predetta associazione mafiosa. La restante materia sarà oggetto di altre puntate». Sono queste le parole del procuratore Cafiero de Raho che lasciano intravedere prossimi possibili “terremoti” nella cittadina dello Stretto, tali da non permettere ad oggi di escludere alcuna pista investigativa.

Il procuratore risponde così alla domanda che un giornalista formula in conferenza stampa sull’iscrizione nel registro degli indagati per il sindaco sospeso Antonio Messina. Lo ridirà ai microfoni delle emittenti televisive che «quelli e solo quelli sono i reati al momento contestati».

Rimanda e prende tempo il procuratore anche a un’altra osservazione che riguarda la ditta edile dei fratelli Calabrese (tra i destinatari del fermo di ieri): sono i “matador” degli appalti pubblici cittadini. Gli amministratori pubblici non sono coinvolti? Ma le risposte a queste domande non arrivano perché le carte dell’inchiesta non ci sono e pochi, davvero pochi, sono i particolari che emergono anche nel corso della conferenza stampa.

E così Villa passa la sua seconda notte in attesa…

Una cittadina che si è svegliata alle primissime luci dell’alba di martedì a testa in su per il rumore degli elicotteri dei Carabinieri che dalle 4 l’hanno sorvolata dando il segnale che un’operazione era in corso. Il pensiero va a “Fata Morgana”: quell’indagine sulla Perla dello Stretto che dal 9 maggio agita politica e burocrazia e il cui seguito è stato in questi mesi spesso ipotizzato.

E invece poi le prime notizie e le prime indiscrezioni che danno il senso del malaffare a queste latitudini: lo strapotere delle consorterie mafiose sul territorio cittadino e sui territori limitrofi è tale che «l’azione di squadra dello Stato» (come la chiama Cafiero De Raho) è paragonata a quella di un «martello pneumatico che va avanti finché il cemento armato non collassa».

I nomi degli arrestati sono noti e tra loro anche dipendenti di società aggiudicatrici di appalti comunali. Il primo nome che sgomenta è quello dell’ex consigliere comunale Francesco Sottilaro: eletto nel 2008 con il centrosinistra, la sua esperienza durò un solo anno fino alla caduta dell’allora sindaco Giancarlo Melito per dimissioni di 11 (su 20) consiglieri. Poi Francesco Sottilaro ci riprova nel 2015, sempre tra le fila del centrosinistra, ma i suoi consensi non lo portano ad essere tra gli eletti. Da quanto emerso dall’inchiesta Sansone sarebbe proprio lui (e la madre Felicia Bertuca) a portare fuori dal carcere di Palmi i dictat dello zio, il boss Pasquale Bertuca.

Tra le vittime delle estorsioni anche imprenditori del movimento terra villese: un nome solo fa Cafiero de Raho in conferenza stampa ed è quello di Giovanni Giglietta, che al pari degli altri dovrà pagare il dovuto. Ma a Villa nessun imprenditore denuncia!

Tra A3, Ponte, sistemazione del Lido del Finanziere a Costa Viola, è Villa il cuore dell’indagine che va dal 2010 al 2014 e riguarderebbe anche la gestione dei rifiuti. Fatti risalenti, dunque, nel tempo agli anni di governo della precedente amministrazione comunale. Ma questi sono solo i quattro anni dell’indagine perché la Procura non ha dubbi: la città è da 25 anni comandata dal clan Zito Bertuca e «abbiamo solo cominciato a togliere gli elementi più pericolosi». Un’altra frase detta in conferenza stampa che risuona nella memoria: il cominciare indica un proseguire ed è la “zona grigia” quella che potrebbe essere, con la politica, il prossimo obiettivo della Dda reggina.

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