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'NDRANGHETA

Le carte degli inquirenti sulla cupola di Reggio

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Le carte degli inquirenti sulla cupola di Reggio

Decine di faldoni, migliaia di allegati, una montagna di documentazione. La Procura distrettuale antimafia di Reggio, notificati gli avvisi conclusione indagini alle 72 persone indagate, ha già messo a disposizione dei difensori le “carte” dell’accusa. Voluminoso l’indice degli «atti e delle produzioni» del procedimento contro la “cupola” di Reggio, nato dalla riunificazione del filone principale dell’operazione “Mammasantissima” con gli stralci di “Alchemia”, “Reghion”, “Fata Morgana” e “Sistema Reggio”.

C’è di tutto nelle “carte” che gli inquirenti - il pool coordinato in prima persona dal procuratore Federico Cafiero de Raho, che comprende l’aggiunto Gaetano Paci, i sostituti Roberto Di Palma, Walter Ignazitto, Giulia Pantano, Giuseppe Lombardo e Stefano Musolino - hanno messo a disposizioni delle parti a sostegno, e corredo, dell’impianto accusatorio. Atti e documenti che non sempre sono immediatamente collegabili per affermare il cuore dell’accusa: l’esistenza di una cupola mafioso-politico-imprenditoriale che avrebbe cooperato per tenere sotto scacco la città metropolitana di Reggio.

Nei faldoni sono presenti verbali di interrogatorio degli indagati (compresi alcuni interrogatori resi ai magistrati che fanno ipotizzare un atteggiamento collaborativo), sentenze e dispositive di sentenze (da Reggio a Milano e Catanzaro), informative e relazioni di servizio degli apparati investigativi, visure camerali e catastali, verbali di sommarie informazione, relazioni tecniche e iter di aggiudicazione di appalti che sarebbero stati assegnati agli imprenditori sponsorizzati dalle cosche reggine e pilotati dal “dominus” della presunta cupola Paolo Romeo, intercettazioni ambientali e telefoniche compreso il traffico telematico intercettato sulla casella di posta elettronica (le e-mail). Ad irrobustire l’accusa decine di verbali di interrogatori (spesso «omissati» nelle parti che sono collegate ad altre indagini ad oggi in corso) dei pentiti della ’ndrangheta reggina: da Nino Fiume a Roberto Moio, da Giovanbattista Fracapane a Consolato Villani, Marco Marino e Salvatore Aiello. Un allegato ad hoc riguarda il memoriale di Antonino Lo Giudice del 9 agosto 2013, il boss-collaboratore di giustizia che si era pentito di essersi pentito, svanendo nel nulla e dandosi alla latitanza, per poi rientrare tra i ranghi dei collaboratori subito dopo l’arresto bis.

Tra gli “atti e i documenti” particolari (per localizzazione geografica o anche perchè datati nel tempo) che sono stati depositati nelle segreterie dei sostituti della Procura distrettuale antimafia di Reggio che sosterranno l’accusa nel procedimento penale “n. 6859/16 R.G.” il verbale di trascrizione dell’intercettazione ambientale con video riprese eseguita presso il centro “Falcone e Borsellino” di Paderno Dugnano (a Milano) il 31 ottobre 2009 con annessa annotazione di Polizia giudiziaria sul servizio di video osservazione; la copia dell’interrogatorio del notaio Pietro Marrapodi reso il 22 giugno 1994; la miniera di informazione inerenti le sinergie e i contatti tra ndrangheta e politica, imprenditoria e enti pubblici, ricavate dalle intercettazioni ambientali «tra i presenti all’interno dell'abitazione» di Domenico Libri a Prato, il boss di Reggio (defunto) che ricopriva un ruolo al vertice dalle ’ndrangheta unitaria del mandamento “centro”; e le conversazioni captate tra le mura della villa ubicata a Bovalino dove il boss di San Luca, Giuseppe Pelle “Gambazza”, incontrava candidati alle competizioni elettorali e registrava le informazioni riservate di spioni e confidenti.

Tra schede ambulatoriali, cartelle cliniche e stati di degenza di boss, o rampolli dei clan, che avrebbero simulato malattie per sfuggire alla detenzione carceraria, la «trasmissione di ulteriori elementi di valutazione in relazione la stabile sinergia operativa tra Ndrangheta e Cosa nostra», la documentazione attestante le preferenze riportate dai candidati alle elezioni regionali del 16 aprile 2000 con elenchi dei votanti, fino al verbale di interrogatorio reso il 21 luglio 2008 dal senatore Sergio De Gregorio (indagato a Reggio perchè sorpreso a banchettare con esponenti delle cosche misti ad autorevoli rappresentanti uomini della politica locale) e la relazione della Commissione di accesso al Comune di Reggio Calabria che ha innescato lo scioglimento dell’ente (primo capoluogo di provincia in Italia) per contiguità con la ’ndrangheta.

Dal 30 dicembre 2016 (il giorno dell’avvenuta notifica) i 72 indagati ed i loro difensori «hanno facoltà di prenderne visione e di estrarne copia» ma soprattutto ogni indagato «ha facoltà, entro venti giorni, di presentare memorie, produrre documenti, depositare documentazione relativa ad investigazioni del difensore, chiedere al pubblico ministero il compimento di atti di indagine, nonché di presentarsi per rilasciare dichiarazioni ovvero chiedere di essere sottoposto ad interrogatorio».

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