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Migranti allo Scatolone, “Striscia” la polemica

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Migranti allo Scatolone, “Striscia” la polemica

Non ci si può certo scandalizzare se c’è chi grida che il re è nudo. Perchè, in effetti il re è nudo. Ma - e non è questione da poco conto - nessuno aveva sin qui detto che il re fosse vestito...

Fuor di metafora: le tante indignate e piccate prese di posizione dopo che “Striscia la notizia” ha portato le sue telecamere davanti allo “Scatolone” per documentare le difficili (oggettivamente) condizioni nelle quali versano i migranti che vi sono ospitati, sono ancorate non alla situazione registrata ma a quella affermazione che ha chiuso il servizio indicando Reggio come «ultima per accoglienza».

Ecco, se c’è proprio una cosa che non sta nè in cielo nè in terra, se c’è una cosa che mortifica le tantissime energie - a cominciare da quelle del volontariato - messe in campo, è proprio il sentir dire che Reggio non risponda sul fronte dell’accoglienza. Iniziative e slanci di generosità non si contano nemmeno, a cominciare da quel che avviene “puntualmente” ogni volta una nave con il suo carico di umanità dolente mette la prua da ogni angolo del Mediterraneo in direzione Reggio. L’accoglienza dei migranti è ormai entrato nel dna di questa città. Ed anche sul fronte dell’assistenza si stanno compiendo passi importantissimi. Iniziano a prendere corpo concreti e virtuosi percorsi di piena integrazione. Certo, sono solo germogli rispetto a quella pianta cresciuta in maniera disordinata che è l’accoglienza che fa i conti con croniche carenze di fondi e strutture, ritardi di ogni sorta che è impensabile poter recuperare sotto la spinta di una costante emergenza. E poi, si badi bene, Reggio (e allargando il discorso anche tanti altri centri della provincia) ha sempre risposto presente a ogni richiesta di aiuto: quanti degli altri ottomila campanili disseminati lungo lo Stivale possono dire di aver fatto lo stesso. Non molti, se sin qui l’accoglienza nel nostro Paese grava su circa duemila comuni mentre gli altri seimila (tantissimi quelli di un Nord dove la crisi morde di meno ma la solidarietà sembrerebbe essere merce più rara...) hanno preferito rimanere alla finestra quando non fare le barricate per rifiutare l’accoglienza a una trentina di donne e bambini profughi.

Tutto ciò, sia ben chiaro, non ha a che vedere con il “cuore” della segnalazione di “Striscia” che ha soltanto riacceso un riflettore - potente, quello di un network televisivo nazionale - su una realtà che i media sul territorio abbiamo sempre raccontato senza mai fare sconti: lo “Scatolone” non è - e non potrebbe certo mai esserlo - un centro di accoglienza. E anche su questo occorre che, a ogni livello, si faccia una riflessione seria che vada oltre la sterile analisi per passare a un piano di concreto intervento. Ed è proprio questa la sollecitazione che la deputata Federica Dieni (M5S) ha rivolto al sindaco che «deve affrontare una volta per tutte la questione immigrati. E deve farlo tenendo conto dei limiti di una città che ha sempre dimostrato di essere solidale ma che non può continuare a ospitare più persone di quelle che è in grado di accogliere in modo dignitoso. Il sindaco dovrebbe usare i suoi poteri per trovare soluzioni che riducano al minimo l’impatto di questo fenomeno su una città piegata da problemi economici e sociali per i quali non si intravede ancora via d’uscita. Una soluzione potrebbe essere quella di incrementare il ricorso agli immobili confiscati alla ’ndrangheta, da trasformare in centri di accoglienza».

E oggi allo “Scatolone” - per una visita che era stata comunque programmata prima che divampasse l’ultima polemica - arriverà anche Roberto Speranza (sinistra Pd): alle 16,15 una visita alla struttura poi alle 17 conferenza stampa alla Provincia.

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