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REGGIO CALABRIA

Princi contro Greco: è la faida di Calanna

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Lo scontro intestino per la supremazia nella “locale” di ’ndrangheta è stato accertato dalla Procura antimafia dall’indagine “Kalanè”

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Princi contro Greco: è la faida di Calanna

Cugini, alleati, nemici giurati. Da una parte Antonino Princi, il 46enne boss emergente di Calanna, arrestato ieri dai Carabinieri della Compagnia cittadina e dai Poliziotti della Squadra mobile dopo 212 giorni di latitanza (ospite in un appartamento di Saverio Arfuso, arrestato per favoreggiamento); sulla sponda opposta Peppe Greco, classe 1960, il boss che aveva “saltato il fosso” transitando tra i quadri dei pentiti di ’ndrangheta per poi rinnegare il proprio percorso al fianco della Dda di Reggio provando a riprendersi il comando della “locale” di Calanna che era stata sua e soprattutto era stata nelle mani, mai messe in discussione, del padre don Ciccio Greco. Adesso Antonino Princi e Peppe Greco sono in carcere, entrambi accusati di essersi affrontati nella faida di Calanna e di aver provato ad uccidersi uno con l’altro. Sono queste le conclusioni dell’indagine “Kalanè”, sono queste le convinzioni della Procura distrettuale antimafia di Reggio che sta facendo luce sulla storia di ’ndrangheta dell’ultimo anno a Calanna. Dove si è tornati a sparare, ed a uccidere.

La prima pagina della lotta intestina è del 9 febbraio 2016, all’impianto trattamento rifiuti di Sambatello, dove Princi lavorava e dove due killer hanno provato ad ucciderlo sparando contro di lui (mentre era alla guida di una Mercedes) una grandinata di fuoco tra fucilate calibro 12 e colpi di pistola calibro 9x21. Princi si salvò. Per gli inquirenti a capeggiare il commando c’era proprio Peppe Greco.

Due mesi dopo (poco meno) la risposta. E forse la vendetta. La sera del 3 aprile 2016, un’altra porzione di Sambatello (località Sotira) è il teatro di un agguato spaventoso. Peppe Greco è affacciato su un balconcino dell’abitazione di un fedelissimo, proprio di fronte la sua abituale residenza. Dal buio sparano senza risparmio di colpi. Il guardaspalle (Domenico Polimeni) viene ucciso, l’ex pentito rimane illeso. Salvo per miracolo. Per gli inquirenti il mandante e il regista sarebbe Antonino Princi.

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