Domenica, 22 Settembre 2019
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BOVA MARINA

Comune ostaggio di due consorterie mafiose

di
bova marina, Reggio, Calabria, Archivio
Comune ostaggio di due consorterie mafiose

«Il Comune di Bova Marina, i cui organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 24 maggio 2014, presenta forme di ingerenza da parte della criminalità organizzata». Questo il distillato della relazione predisposta dal ministro dell’Interno, alla quale è seguito il decreto del presidente della Repubblica di scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni della criminalità organizzata e contestuale nomina della commissione straordinaria (Caccamo, Grassia e Laino) che si occuperà della gestione dell’Ente per i prossimi diciotto mesi.

«I lavori svolti dalla commissione d'accesso hanno preso in esame, oltre all'intero andamento gestionale dell'amministrazione comunale – si legge nella relazione del titolare del Viminale – la cornice criminale e il contesto ove si colloca l'ente locale, con particolare riguardo ai rapporti tra gli amministratori e la locale consorteria. Il Comune di Bova Marina, il cui Consiglio è già stato sciolto per condizionamenti di tipo mafioso (nel 2012), insiste in un contesto territoriale caratterizzato dalla presenza di due potenti consorterie di tipo mafioso che, superando antiche rivalità si sono di fatto “consorziate” tra loro mediante apposito organismo direttivo».

I lavori della commissione di indagine hanno messo in rilievo come «la campagna elettorale del 2014 sia stata caratterizzata da toni accesi e polemici con episodi che hanno anche richiesto l'intervento delle forze dell'ordine. È emerso che molti dei sottoscrittori delle liste elettorali sono soggetti collegati alle locali consorterie mafiose per vincoli parentali o per diretta appartenenza; nel caso della lista che ha sostenuto colui che all'esito della competizione è stato eletto sindaco la tipologia di tali sottoscrittori è stata pari al 30%». Tra le pieghe della relazione viene fuori che «nei confronti del primo cittadino (Vincenzo Crupi, ndc) le indagini giudiziarie hanno documentato la sua “storica” vicinanza e riconducibilità ad ambienti criminali al punto da essere ritenuto pienamente inserito nell'eterogeneo sodalizio criminale oggetto delle indagini». Viene segnalata, nella relazione del prefetto, anche per gli appartenenti all'apparato burocratico, l'esistenza di vincoli parentali o frequentazioni con soggetti riconducibili ad ambienti controindicati. Per quanto riguarda la gestione dell’Ente dalla relazione emerge che «gran parte delle procedure di affidamento dei lavori pubblici si sono concluse a favore di società destinatarie di certificazione interdittiva antimafia in data antecedente a quella dell'affidamento delle opere o a favore di società o ditte i cui titolari sono riconducibili per frequentazioni o vincoli parentali ad esponenti della locale criminalità organizzata». E poi ancora «per l'esecuzione dei lavori di riparazione della rete idrica e fognaria, nel periodo sottoposto ad esame, l'ente ha sostenuto una spesa complessiva di circa 450.000 euro equivalenti a 15.000 euro mensili prevalentemente per lavori disposti in via diretta laddove nel periodo successivo all'insediamento della commissione d'indagine negli interventi di tale tipologia sono stati rarissimi e, peraltro, di importi minimi».

Il procedimento di scioglimento del Consiglio comunale era stato avviato dal prefetto di Reggio Calabria con l’invio della commissione d’accesso con il compito di compiere accertamenti ed approfondimenti per verificare l’esistenza di forme di infiltrazione o condizionamento di tipo mafioso. L’accesso ispettivo antimafia era stato disposto a seguito del coinvolgimento del sindaco Vincenzo Crupi nell’inchiesta denominata “Ecosistema” , coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, per il quale sono stati disposti gli arresti domiciliari , in quanto, secondo l’accusa, veniva ritenuto responsabile di corruzione per atti contrari a doveri d’ufficio e turbativa d’asta. A seguito delle dimissioni dalla carica del primo cittadino, il consiglio comunale veniva sciolto con la conseguente nomina da parte del Prefetto di Reggio Calabria della dott.ssa Antonietta D’Aquino, quale commissario prefettizio per la provvisoria gestione dell’amministrazione .

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