Sabato, 24 Agosto 2019
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CARABINIERI

Contributi agricoli della Regione alla 'ndrangheta, blitz con otto arresti a Reggio Calabria

È in corso un'operazione del Comando carabinieri per la Tutela agroalimentare, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, finalizzata all'esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare a carico di otto persone.

L'accusa nei loro confronti è di associazione per delinquere e truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, aggravate dalla finalità di agevolare le consorterie mafiose.

I carabinieri hanno accertato, secondo quanto riferisce una nota stampa, che nel periodo 2010-2018 alcuni indagati, appartenenti o contigui a cosche della 'ndrangheta reggina, hanno beneficiato di contributi economici da parte dell'Agenzia per le erogazioni in agricoltura della Regione Calabria, per un ammontare di alcune centinaia di migliaia di euro, attestando falsamente lo svolgimento di attività imprenditoriali e il possesso dei requisiti soggettivi previsti dalla normativa vigente.

L'operazione dei carabinieri ha consentito di reprimere la pervasività di alcune cosche di 'ndrangheta nel settore agricolo, concretizzatasi in una serie di truffe nella percezione di contributi previsti dai Fondi europei.

É quanto emerge dall'inchiesta condotta dalla Dda di Reggio Calabria che ha portato all'operazione di stamattina. Gli indagati risultano intranei o contigui a sodalizi di 'ndrangheta reggini, tra i quali i "Gallico" di Palmi, gli "Alvaro" di Sinopoli, i "Lo Giudice" di Reggio Calabria ed i "Laganà-Caia" di Seminara.

Costoro, sostenuti dalla complicità di incaricati di pubblico servizio, ai quali pure è stato contestato il reato associativo, nel periodo 2010-2018 hanno beneficiato di contributi pubblici, erogati dall'Agenzia della Regione Calabria per le erogazioni in agricoltura per centinaia di migliaia di euro.

Secondo quanto é stato riferito nel corso di una conferenza stampa cui hanno preso parte il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri, ed il Procuratore aggiunto, Gaetano Paci, "l'indagine ha consentito di contrastare significativamente un ambito di interesse della 'ndrangheta particolarmente insidioso per il fisiologico svolgersi del settore agroalimentare ed emblematico delle modalità dell'acquisizione di consensi attraverso un patologico indirizzo delle pubbliche risorse".

C'é anche Teresa Gallico, di 70 anni, presunta affiliata all’omonima cosca di 'ndrangheta di Palmi e detenuta dal 2010 in regime di 41 bis perché coinvolta nell’operazione «Cosa mia», tra quanti hanno percepito contributi agricoli sull'illegalità dei quali ha fatto luce l'operazione eseguita stamattina dai carabinieri per la Tutela agroalimentare e del Comando provinciale di Reggio Calabria, su direttive della Dda reggina.

Teresa Gallico, che ha ottenuto fondi per 59 mila euro, é tra le persone arrestate nell’operazione di stamattina. Per lei é stata disposta la custodia cautelare in carcere così come per Carmelo Gallico, di 55 anni, Demetrio Giuseppe Gangemi, di 49, e Domenico Laganà, di 47. La truffa che viene contestata dalla Dda di Reggio Calabria é stata resa possibile grazie alla complicità di tre componenti del consorzio olivicolo «Conasco», coinvolti nell’inchiesta nella loro qualità di incaricati di pubblico servizio e per i quali sono stati disposti gli arresti domiciliari.

Si tratta di Domenico Cambareri, di 41 anni, Maria Curatola, di 60, ed Elvira Pierina Curatola, di 64. I tre, secondo l’accusa, «hanno attestato falsamente la presentazione della domanda di contributo da parte di Teresa Gallico ed omessi intenzionalmente di informare l'organismo pagatore del suo stato detentivo. Gli accertamenti bancari, inoltre - sempre secondo la contestazione mossa dalla Dda di Reggio Calabria - hanno consentito di appurare che parte dei proventi venivano indirizzati al pagamento degli onorari dei difensori di Domenico Gallico, il pluriergastolano al vertice dell’omonima cosca». A carico del consorzio olivicolo «Conasco» sono stati eseguiti la misura cautelare dell’interdizione dall’esercizio dell’attività di assistenza agricola e sequestri, per
equivalente, per un importo complessivo di oltre 220 mila euro.

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