Domenica, 22 Settembre 2019
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SUL CORSO GARIBALDI

Baby gang aggredisce un minore a Reggio: quattro misure cautelari

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Corso Garibaldi a Reggio

Così come osano soltanto le baby gang. In quattro hanno aggredito un ragazzino come loro per esibire i muscoli dell'arroganza e della spavalderia. Una follia che si è consumata a Reggio il 25 luglio scorso sul Corso Garibaldi, il cuore della città. La gang e la vittima si sono incrociati proprio sul vialone per eccellenza di Reggio, che già respirava la bella stagione regalando ai reggini le prime serate della movida sul Lungomare e ai lidi.

La prima “prova di forza”, tipica di chi vigliaccamente sa fronteggiare l'interlocutore spalleggiato rendendo di fatto la sfida impari, è stata spegnere una sigaretta sull'avambraccio sinistro del rivale. Un’aggressione che non si esauriva con questo primo, gravissimo quanto eclatante, gesto. Anzi proseguiva: scattava l’invito a recarsi in un posto appartato, «così possiamo chiarire» ha proposto il capo degli aggressori lontani da occhi indiscreti, al riparo dal via-vai del Corso Garibaldi. Così si consumava la fase-due dell'aggressione. Ancora più grave, ancora più violenta, ancora più inaudita. La vittima veniva colpita con calci, pugni e una cintura, provocandogli, malgrado il disperato tentativo di fuga, la frattura di mandibola, zigomo e dell’orbita. Ferite che i medici del Pronto soccorso del Grande ospedale metropolitano di Reggio hanno refertato con una prognosi per le lesioni riportate superiore a 40 giorni di guarigione.

Una follia giovanile che a distanza di cinque mesi si è trasformata nell'emissione di quattro misure cautelari (in base alla graduazione delle responsabilità due minori venivano sottoposti alla misura del collocamento in comunità e due alla permanenza in casa) per lesioni personali con le aggravanti «di aver agito per futili motivi, di aver approfittato di circostanze di tempo, di luogo e dell’età della vittima tali da ostacolare la pubblica e privata difesa, avendo agito in più persone riunite e con l’utilizzo di una cintura come arma impropria».

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