Martedì, 19 Novembre 2019
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L'EDITORIALE

Riace, l'accoglienza, Cosma e Damiano e il sindaco "ineleggibile"

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Lo smantellamento del “modello Riace” continua. Anche nei dettagli più piccoli (o nei simboli più grandi). Per esempio il cartello che, all'ingresso, diceva «Benvenuti a Riace, paese dell'accoglienza».

Rimosso e sostituito con un pannello che recita: «Benvenuti a Riace, il paese dei santi medici e martiri Cosimo e Damiano», inaugurato in pompa magna dal neo sindaco (ma per il Viminale, secondo un parere arrivato proprio ieri, «ineleggibile») Antonio Trifoli - che dice che non c'è alcun intento polemico in questa sostituzione, ma solo la volontà di celebrare i 350 anni dall'arrivo delle reliquie dei santi patroni.

Eppure, a guardare la storia dei due santi e del loro culto, il valore dell'accoglienza - e tutta la costellazione dei valori di apertura, tolleranza, solidarietà che hanno caratterizzato il “modello Riace” e sono avversati da quegli autentici ossimori che sono i “leghisti del Sud” - è in primissimo piano: Cosma e Damiano, di origine araba, “migrati” in Calabria, erano medici e curavano tutti gratuitamente, senza distinzioni di razza, censo, religione.

Accoglievano ogni sofferente, aiutavano ogni bisognoso: precetti limpidamente cristiani (ma ci sono “cattolici” che accusano Papa Francesco ogni volta che, facendo il suo mestiere di Papa, li richiama...). «San Cuosimu e San Domianu porgitimi la manu ca sugnu foresteru e begnu di luntanu» è la preghiera che li accompagna. Subirono un feroce martirio, per questo, e sono veneratissimi specie qui al Sud. Per dire, oggi forse lavorerebbero con Medici senza frontiere (una Ong...).

Per non parlare poi della festa che a Riace li celebra (da oggi a venerdì), a cui tradizionalmente partecipano le comunità Rom e Sinti e che è collegata al culto del beato martire Zefirino Giménez Malla, primo zingaro beato (proclamato da Giovanni Paolo II nel 1997) nella storia della Chiesa: di lui esiste un'effigie, proprio a Riace.

Quindi, una storia forte d'accoglienza e solidarietà che, semmai, è molto più antica di Mimmo Lucano e che continua. E allora, perché rimuovere un cartello che, orgogliosamente, lo dichiara a tutto il mondo?

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