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Reggio, i parrucchieri in piazza: "Perché noi gli ultimi ad aprire?"

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Nella babele dei provvedimenti i parrucchieri scendono in piazza. Una manifestazione simbolica in cui i rappresentanti della categoria consegneranno le chiavi dei negozi al primo cittadino metropolitano. Iniziativa partita dalla Federazione Professionisti del benessere di Confcommercio che ha trovato l'adesione della sezione territoriale della Confederazione nazionale artigiani e della Federazione nazionale barbieri.

Chiarezza e anticipazione dei tempi previsti, queste le richieste che arrivano dai chi opera nel settore del benessere. L'ultimo decreto della Presidenza del consiglio dei ministri prevede per loro l'apertura il 1 giugno. Quindi ancora un lungo mese di lockdown. «Ma perché - tuona Rosalba Pizzi - noi dobbiamo essere gli ultimi ad aprire quando le nostre attività sono state attrezzate con i dispositivi di sicurezza? Già prima dell'epidemia si utilizzavano kit monouso, gli strumenti venivano rigorosamente sterilizzati. A questi accorgimenti ne abbiamo, a nostre spese, aggiunti degli altri». Quindi pressing per una ripartenza, concordata e nel segno della sicurezza. E in questa direzione il primo cittadino ha accolto la richiesta di ascolto della categoria che domattina sarà in piazza per una protesta, nel rispetto delle modalità previste dalle disposizioni anticontagio. «Un'apertura che apprezziamo molto» dice la rappresentante di Confcommercio.

Contestualmente alla consegna delle chiavi, tutti gli altri negozi in Calabria realizzeranno un flash mob luci e vetrine accese e massima condivisione sui social. «Vogliamo far sentire la voce di una forza economica importante», rivendicano.

«Perché - dicono acconciatori ed estetiste - in altre regioni in cui la curva del contagio e le condizioni emergenziali sono più preoccupanti, come l'Umbria ad esempio, la riapertura è prevista per l'undici di maggio e per noi in Calabria, con una situazione che appare sotto controllo si deve aspettare ancora un mese?».

«Abbiamo bisogno di un sostegno da parte delle istituzioni, da mesi come tanti altri del resto paghiamo affitti, bollette. Ma non possiamo reggere così. E intanto mentre noi siamo in ginocchio l'abusivismo dilaga, e favorisce anche il contagio. Noi che paghiamo le tasse e abbiamo i negozi a norma stiamo chiusi in casa, gli abusivi sono liberi di andare e venire di casa in casa. Per questo ci rivolgiamo alle istituzioni a chi ha il compito di vigilare per il contrasto all'abusivismo, chiediamo controlli serrati. E al tempo stesso delle misure che possano garantire la continuità delle nostre attività. Con i 600 euro che non tutti hanno ancora percepito non copriamo neanche le bollette».

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