Sabato, 31 Ottobre 2020
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Sinopoli, scarcerato ad aprile per il Covid 19: Carmine Alvaro torna in galera

I carabinieri della stazione di Sinopoli, nel Reggino, hanno arrestato Carmine Alvaro, 61 anni, in esecuzione del provvedimento emesso dal Tribunale di Palmi per l’aggravamento della misura cautelare degli arresti domiciliari alla quale era stato ammesso il 21 aprile scorso, che aveva sostituito la custodia cautelare in carcere nell’ambito dei provvedimenti tesi a prevenire il rischio di diffusione dell’epidemia da virus Covid-19 nelle carceri.

L’uomo si trovava in carcere dal settembre 2018, quando era stato colpito da misura cautelare per associazione di tipo mafioso nell’ambito dell’operazione «Iris», coordinata dal procuratore Giovanni Bombardieri, dall’aggiunto Gaetano Paci e dal sostituto Giulia Pantano, e condotta dal Comando Provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria contro la cosca degli Alvaro di Sinopoli.

L’inchiesta aveva accertato l’influenza della consorteria nell’assegnazione di importanti appalti pubblici e il suo stretto legame con alcuni amministratori locali, tra i quali il sindaco di Delianuova Francesco Rossi, anch’esso destinatario di misura cautelare ed attualmente agli arresti domiciliari. Il 21 aprile scorso, nell’ambito delle misure adottate per il contenimento della diffusione del rischio d’infezione da Covid-19 nelle carceri, la misura della custodia cautelare in carcere cui era sottoposto era stata sostituita con quella meno afflittiva degli arresti domiciliari ma, già il giorno dopo, l’uomo ha dimostrato di non rispettare le prescrizioni imposte dall’autorità giudiziaria.

Difatti, nel corso di un controllo dei carabinieri della stazione di Sinopoli, Alvaro è stato trovato in compagnia di 3 soggetti non autorizzati ad avere contatti con lui, di cui uno, nel tentativo di sottrarsi al controllo, si era anche nascosto sotto ad un letto.

Era nella lista predisposta dal Dap, Carmine Alvaro. Il suo nome era all’attenzione anche del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Il neo vice direttore, l’ex pm Roberto Tartaglia, appena insediato aveva avviato un monitoraggio degli istituti penitenziari stilando una una lista di boss e gregari scarcerati.

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