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WATERFRONT

Inchiesta sugli appalti a Reggio, un hard disk inguaia il deputato Furgiuele

di
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Domenico Furgiuele

«Mazzei». È il cognome del suocero appuntato tra i file nell’hard disk di Giorgio Morabito, imprenditore ritenuto di riferimento della cosca Piromalli, a trascinare il deputato calabrese della Lega Domenico Furgiuele nell’inchiesta “Waterfront” della Dda di Reggio. Turbata libertà degli incanti l’accusa al braccio destro di Salvini tra il Pollino e lo Stretto, indagato a piede libero con altre 11 persone, mentre in 63 sono destinatarie di misure cautelari eseguite all’alba di giovedì dalla Guardia di Finanza.

Un cartello d’imprese colluse, secondo la Dda, avrebbe permesso alle ditte “amiche” di fare incetta di appalti con la complicità di funzionari pubblici infedeli nella Piana di Gioia, feudo della famiglia Piromalli. E tra le società finite nel mirino delle Fiamme Gialle c’è pure la “Terina srl” di Furgiuele, che dopo l’elezione alla Camera ha ceduto le quote alla “Proelia”, altro tassello del “mosaico Mazzei”.

Secondo la Dda, il vincitore degli appalti veniva deciso a monte, grazie ad offerte che Morabito si sarebbe occupato di compilare e persino di spedire via posta. In realtà concorrenti fittizie, le imprese sarebbero servite per conoscere in anticipo tutte le offerte e orientare così l’aggiudicazione. Nel dedalo di nomi e sigle all’interno dell’hard disk di Morabito, gli inquirenti mettono poco a collegare l’appunto “Mazzei” con Furgiuele. Il primo è il suocero, Salvatore Mazzei, finito in carcere per estorsione e destinatario di un sequestro antimafia, non coinvolto nell’inchiesta “Waterfront”; il secondo è il deputato della Lega, ex amministratore della “Terina”. Quest’ultima compare nella storia di due appalti oggetto d’indagine, per almeno uno dei quali gli inquirenti sostengono che Morabito abbia scritto con precisione all’interno di “griglie” elettroniche i ribassi che le varie imprese avrebbero offerto.

Sotto i riflettori i lavori di ripristino della viabilità in località Bandina di San Giorgio Morgeto e quelli dell’eliporto di Polistena; la “Terina”, pur non risultando vincitrice, ha concorso in entrambi i casi. E avrebbe perciò, sostiene l’accusa, fatto parte del cartello. Il deputato avrebbe messo «a disposizione le società per la presentazione di un’offerta concordata con le altre imprese partecipanti al cartello, al fine di condizionare il risultato della gara in loro favore». Proprio per l’eliporto di Polistena, il presunto “regista” dei Piromalli avrebbe appuntato la dicitura “Mazzei” accanto al ribasso ufficialmente offerto dalla “Terina” all’apertura delle buste. Tutto è contenuto nel file excel “Pronostico Polistena” che la Finanza ha sequestrato a Morabito: accanto alla dicitura “Mazzei” c’è il numero 35,353 nella colonna “ribasso offerto”. L’ultima modifica è delle ore 20.34 dell’11 maggio 2015. Il giorno successivo sono scaduti i termini per le offerte. E all’apertura delle buste, il ribasso offerto dalla “Terina” è risultato esattamente del 35,353%.

Per la “Terina Costruzioni”, con sede a Lamezia Terme, la Dda di Reggio ha chiesto il sequestro preventivo delle quote sociali e dell’intero patrimonio aziendale. Lui, Furgiuele, si è detto «tranquillissimo» e «pronto a chiarire tutto». Con la magistratura e con il partito.

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