Martedì, 19 Ottobre 2021
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IL CASO

Monasterace, l'urlo disperato di un papà: «Secondo la sanità calabrese mio figlio può solo morire»

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«Non c’è budget» per assistere il piccolo Pasquale. Il padre: «La Procura accerti reati e responsabilità»

Aveva poco più di tre mesi quando, dopo un via vai in ospedali e ambulatori per esami e indagini cliniche, gli venne diagnosticata all’ospedale pediatrico “Bambino Gesu” di Roma, una “Ischemia bilaterale dell’arteria cerebrale media”. Da allora sono trascorsi più di cinque anni e il piccolo Pasquale, bisognoso di cure ricorrenti che la Regione Calabria non riesce a garantire, continua a pagare sulla propria pelle i guasti di un sistema sanitario che, per una burocrazia sorda e miope, calpesta i bisogni e i diritti di chi ha una disabilità, condannandolo all’invisibilità sociale ed escludendolo dall’accesso all’istruzione.
Dopo anni di estenuanti attese e una interrogazione regionale, appelli della società civile e di tante associazioni, il padre Saverio Genovese, esasperato e amareggiato, nel segnalare la mancata assistenza sanitaria al figlio minore affetto da “tetraparesi spastico distonica e portatore di cannula tracheostomicae Peg” ha chiesto, attraverso un esposto al Procuratore della Repubblica di Locri, dott. Luigi D'Alessio e al commissario ad acta dott. Guido Longo di essere ascoltato.
«In relazione a detta grave patologia l’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma ha stabilito che il piccolo paziente necessita di presidi e di prestazioni sanitarie specialistiche – sottolinea Genovese, che allegando la documentazione medica da cui si evince che il piccolo necessita - di assistenza infermieristica specialistica di riabilitazione logopedica e psicomotoria nonché di prestazioni relative alla funzione respiratoria e altri servizi richiesti da tale patologia. «Ebbene – è la dura accusa – la sanità calabrese omette negligentemente di garantire detti servizi e assistenza al bambino, con la naturale conseguenza che il malato rimane incurato, mentre i genitori patiscono un vero e proprio calvario e umiliazioni, costretti a girovagare senza meta nei meandri della squallida burocrazia. Forse creata ad arte – osserva amaramente – per consentire la gestione clientelare del servizio pubblico, e rendere impossibile l'accertamento di responsabilità penali ed amministrative».
Genovese descrive la sua lunga odissea per sensibilizzare e coinvolgere le istituzioni politiche e sanitarie. Dopo l’ultima “tegola” ricevuta il 26 gennaio scorso dall'Ufficio protesico dell'Asl di Siderno che, alla richiesta di «fornitura dei presidi medico sanitari indispensabili per le essenziali funzioni vitali» del figlio, non ha saputo che rispondere con uno sconcertante «non c'è budget», Saverio Genovese, nel constatare che in pratica, questo «significa che per il sistema sanitario calabrese mio figlio è destinato a morire», attraverso la sua istanza chiede che la Procura di Locri «avvii un'accurata indagine finalizzata ad accertare eventuali reati e responsabilità».

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