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IN TRIBUNALE

Locri, testimoni minacciati: scatta l’allarme. Colpo di scena in “Riscatto-Mille e una notte”

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Alcuni testimoni del processo “Riscatto – Mille e una notte” sarebbero stati minacciati prima e dopo l’esecuzione dell’ordinanza tanto che, in almeno una circostanza, uno di essi ha ritrattato il contenuto delle denunce
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Il tribunale di Locri

Alcuni testimoni del processo “Riscatto – Mille e una notte” sarebbero stati minacciati prima e dopo l’esecuzione dell’ordinanza del gip distrettuale, scattata nell’agosto 2019, tanto che, in almeno una circostanza, uno di essi ha ritrattato il contenuto delle denunce. Una circostanza, quest’ultima, posta in risalto dal sostituto procuratore Giovanni Calamita nel corso dell’ultima udienza del filone in ordinario del maxiprocesso in corso al Tribunale di Locri. Il pm della Dda reggina ha ventilato l’ipotesi di un grave stato di timore di un testimone, tanto da richiedere ai giudici di piazza Fortugno di valutare la possibilità di procedere all’acquisizione dei verbali resi dalla persona nel corso delle indagini preliminari. Per la Procura, infatti, sussisterebbe una concreta ipotesi per ritenere che il testimone sia stato sottoposto quantomeno a minaccia, anche se indiretta, affinché deponesse il falso.
Si tratta di una circostanza gravissima che si innesta in un procedimento penale carico di tensione già dalle sue prime battute, quando gli investigatori dei carabinieri hanno recepito una serie di denunce da parte di commercianti e imprenditori vessati da soggetti alcuni dei quali ritenuti contigui a consorterie operanti nella locale di ’ndrangheta di Locri.
A sorreggere l’ipotesi del pm Calamita c’è un’approfondita informativa redatta dai carabinieri di Locri, depositata nel corso dell’ultima udienza, e sulla quale sono chiamati ad interloquire i difensori. Nell’informativa si evidenzia, tra l’altro, che il 7 luglio 2021 un ex commerciante locrese è stato sentito, per la prima volta ed in qualità di testimone, in merito alle richieste estorsive ricevute. Nel corso dell’udienza, secondo gli inquirenti, il teste «ha palesemente manifestato un grave e profondo stato di ansia e di terrore che lo hanno verosimilmente indotto a negare e cambiare la sua versione dei fatti. Inoltre, si rappresenta che nel corso dell’udienza, il presidente del collegio richiedeva l’intervento dei carabinieri presenti al fine di tutelare il testimone nelle pause d’udienza ed impedire che venisse avvicinato dagli imputati e dagli spettatori presenti».

L'articolo integrale potete leggerlo nell'edizione cartacea – Calabria

 

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