Martedì, 05 Luglio 2022
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L'INTERVISTA

Reggio, il sostituto procuratore della Dda, Ignazitto: “Decidere a prescindere dal cognome”

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Il magistrato esalta le peculiarità del progetto “Liberi di Scegliere"
Reggio, Cronaca
Il sostituto procuratore Walter Ignazitto

In buona parte, la sua carriera professionale il sostituto procuratore della Dda, Walter Ignazitto, l’ha costruita sull’asse Reggio-Messina; in quel “braccio” di mare dove si rincorrono sfide di sviluppo territoriale, e che nulla toglie alla fierezza delle sue radici: San Fratello sui monti Nebrodi, in provincia di Messina, che ha dato i natali anche ai nonni di Bettino Craxi. Oggi Ignazitto è un magistrato di punta del pool diretto dal procuratore Giovanni Bombardieri. «Mi sono diplomato pochi giorni dopo la strage di Capaci e non posso negare che la suggestione di quelle immagini non abbia avuto in me l’effetto di rafforzare l’idea di servire la giustizia; di contribuire ad un mondo migliore, rispettando regole e legalità», ammette Ignazitto, che a 27 anni entra in Magistratura (nel 2002 giudice quale componente della prima sezione penale e poi giudice per le indagini preliminari; ancora, sostituto procuratore a Venezia per le inchieste di terrorismo nazionale e internazionale; e il ritorno, nel 2015, al profondo Sud: Messina o Reggio?): »Ho optato per la città dello Stretto e per la procura per i minorenni, per me un’assoluta novità. Qui ho trovato il giudice Roberto di Bella e mi affascinava già incontrarlo sull’aliscafo. Ho condiviso lo stesso ufficio, instaurando un confronto umano e istituzionale e i primi germogli di “Liberi di Scegliere”, seppure da postazioni diverse. Sono stati otto mesi molto intensi che mi hanno fatto conoscere la ‘ndrangheta dal lato dei minori».
«All’inizio, qualche domanda me la sono posta anche io. Ma mi è bastato poco per capire che la forza del progetto era nella sua stessa idea identitaria ed era qualcosa non solo di molto diverso, ma soprattutto di molto più profondo dal togliere in modo semplicistico i figli alla famiglia; significava, invece, recuperare un rapporto genitoriale, laddove era possibile. Un principio che oggi è diventato un punto fermo di questo percorso di risalita e di riscatto giovanile che ha superato difficoltà e perplessità; sono assolutamente convinto – asserisce il magistrato – che al protocollo governativo che, per la prima volta, ha messo insieme Istituzioni importantissime, debba seguire una legge nazionale».

Leggi l'articolo completo sull'edizione cartacea di Gazzetta del Sud - Reggio

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