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I RETROSCENA

Locri, la cosca Cordì dietro l’incendio di 14 bus: «Così controllavano il territorio»

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Chiarito lo scenario del “messaggio” a una ditta di autolinee, restano ignoti gli autori
Reggio, Cronaca
Giuseppe Lombardo e Giovanni Bombardieri

È il primo febbraio del 2016 quando in un deposito di contrada Riposo di Locri si verifica il danneggiamento di 14 pullman di linea della “Autolinee Federico spa”. Gli investigatori dei carabinieri iniziano a svolgere le indagini per comprendere i motivi di un così grave attentato che ha destato, all’epoca, indignazione. Da quel momento inizia un percorso di approfondimento che porta fino all’esecuzione dell’ordinanza di ieri denominata in codice “New Generation”. Sebbene non sia stato possibile identificare con certezza gli autori del grave attentato incendiario di 6 anni fa emergeva, ad avviso degli inquirenti, la «chiara riconducibilità alla cosca Cordì».

L’inchiesta ha consentito di risalire ad un gruppo di giovanissimi, per come emerge dall’ordinanza del gip di Reggio Calabria Antonino Foti, che «oltre ad operare in forma organizzata nel traffico degli stupefacenti, esercita una pressante forma di controllo del territorio di Locri, attraverso la commissione di svariati altri reati, anche contro la persona e il patrimonio: reperimento di armi, atti di intimidazione, raid punitivi nei confronti degli autori di furti, aggressioni a gruppi rivali, estorsioni e danneggiamenti a commercianti, prostitute e imputati di procedimenti per reati in materia di criminalità organizzata» e altro ancora.

Leggi l'articolo completo sull'edizione cartacea di Gazzetta del Sud - Reggio

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