Giovedì, 06 Ottobre 2022
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IL PROVVEDIMENTO

'Ndrangheta a Reggio, maxi-confisca da 160 milioni all'imprenditore Carmelo Ficara

Dalla metà degli anni '80 al 2017, avrebbe avviato e consolidato nel territorio reggino il suo ruolo di imprenditore nel settore edile, facendo leva sul sostegno di storiche «locali» di 'ndrangheta, prima su quella dei Latella e, dagli anni 2000, in avanti su quella dei De Stefano

Beni per un valore di oltre 160 milioni di euro sono stati confiscati dalla Guardia di Finanza e dei Carabinieri di Reggio Calabria e da personale della Dia e dello Scico, con il coordinamento della Dda di Reggio Calabria a Carmelo Ficara, imprenditore edile reggino. Il provvedimento è stato emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio. Secondo quanto emerso dalle indagini, dalla metà degli anni '80 al 2017, Ficara avrebbe avviato e consolidato nel territorio il ruolo di imprenditore edile, facendo leva sul sostegno di storiche locali dapprima quella dei Latella e dal 2000 su quella dei De Stefano.

Secondo quanto emerso dalle indagini, il destinatario della misura, infatti, dalla metà degli anni '80 al 2017, avrebbe avviato e consolidato nel territorio reggino il suo ruolo di imprenditore nel settore edile, facendo leva sul sostegno di storiche «locali» di 'ndrangheta, prima su quella dei Latella e, dagli anni 2000, in avanti su quella dei De Stefano. I rapporti sarebbero emersi, tra le altre, nell’ambito delle operazioni «Monopoli» e «Martingala».

La prima, eseguita dal comando provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria, ha fatto luce su un sistema di cointeressenze criminali coltivate da imprenditori reggini che, sfruttando l’appoggio di cosche cittadine, sarebbero riusciti ad accumulare, in modo del tutto illecito, enormi profitti prontamente riciclati in fiorenti e diversificate attività commerciali. Le indagini sono culminate, nel 2018, con l’esecuzione di provvedimenti restrittivi personali nei confronti di 4 persone per reati aggravati dall’agevolazione mafiosa e al sequestro di compendi aziendali di imprese e società, beni mobili e immobili, per un valore complessivo stimato in 50 milioni di euro. L’imprenditore è stato condannato in primo grado alla pena di anni 12 di reclusione e alla misura di sicurezza della libertà vigilata per 3 anni, in ordine al reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Tra l’altro, l’attività investigativa avrebbe consentito di appurare come l’imprenditore avesse stretto «un patto sinallagmatico» con la cosca De Stefano, in base al quale egli aveva espanso le sue attività economiche a carattere speculativo immobiliare, imponendosi come uno dei principali imprenditori cittadini del settore e consentendone l’infiltrazione alla 'ndrangheta.

La seconda è stata, invece, condotta dal locale Centro Operativo della D.I.A. e dal G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Reggio Calabria nei confronti di un articolato sodalizio criminale dedito alla commissione di gravi delitti tra cui, a vario titolo, quelli di associazione mafiosa, riciclaggio, autoriciclaggio e associazione a delinquere finalizzata all’emissione di false fatturazioni, con l’aggravante, per alcuni di essi, del metodo mafioso.

L’attività è stata conclusa nel 2018 con l’esecuzione di provvedimenti restrittivi personali nei confronti di 27 persone, nonchè di provvedimenti cautelari reali nei confronti di 51 società - anche estere - partecipazioni sociali, beni mobili e immobili e disponibilità finanziarie per un ammontare complessivo stimato in circa 119 milioni di euro. In tale ambito sarebbero emersi indizi in ordine alla commissione di reati tributari posti in essere mediante un indebito risparmio d’imposta che avrebbe consentito all’imprenditore di produrre illeciti profitti da reinvestire anche nelle proprie attività aziendali.

L’operazione di oggi, anche valorizzando le risultanze delle precedenti indagini, avrebbe consentito di ricostruire le acquisizioni patrimoniali effettuate dall’anno 1985 all’anno 2017 e di rilevare, attraverso una complessa e articolata attività di riscontro, anche documentale, il patrimonio direttamente e indirettamente nella disponibilità dell’imprenditore, il cui valore sarebbe risultato sproporzionato rispetto alla capacità reddituale manifestata.

Nel mese di ottobre 2019 la sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, ha disposto, di conseguenza, il sequestro del patrimonio riconducibile all’imprenditore e, successivamente, riconoscendo la validità dell’impianto indiziario, con il provvedimento in esecuzione ha decretato l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale della confisca dell’intero compendio aziendale di 7 tra imprese e società commerciali attive nel settore edile/immobiliare - comprensivo di 99 immobili e 16 veicoli - quote di partecipazione al capitale di 2 società attive nei settori edile e turistico, 234 tra terreni e fabbricati, beni mobili, nonchè disponibilità finanziarie per un valore complessivamente stimato in oltre 160 milioni di euro. Con lo stesso provvedimento, il Tribunale ha sottoposto l’imprenditore alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per la durata di 3 anni, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza o di dimora abituale.

L'accordo di "mutua assistenza" con le 'ndrine reggine

Gli inquirenti lo indicano come uno degli «imprenditori del mattone» più vicini alle elites delle cosche di 'ndrangheta più temibili: De Stefano, Tegano e Latella. Secondo le indagini patrimoniali eseguite da Carabinieri, Dia e Scico della Guardia di Finanza, l’ingente ricchezza accumulata da Carmelo Ficara, l’imprenditore a cui sono stati confiscati stamane 170 milioni di euro su richiesta della Procura distrettuale guidata da Giovanni Bombardieri, sarebbe il risultato di un accordo di «mutua assistenza» con le 'ndrine reggine, che avrebbero assicurato protezione alle attività dell’imprenditore soprattutto nell’edilizia privata, con la realizzazione di centinaia di abitazioni. Associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di beni, autoriciclaggio, sono le ipotesi contestate a Ficara, scaturite dall’inchiesta «Monopòli» della Dda nel 2018, uno spaccato che conferma in maniera evidente il controllo della ndrangheta nel settore edile, l’attività più lucrosa dell’economia reggina.

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