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L'INDAGINE

Locri, i Favasuli padre e figlio condannati per l’omicidio di Salvatore Pangallo

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La Corte ha inflitto 14 anni e 6 mesi a Santoro, 16 anni al giovane Pietro. Escluse le aggravati della premeditazione e dei futili motivi

Il processo per l’omicidio di Salvatore Pangallo, assassinato il 9 novembre 2020 ad Africo, si concluso con la condanna di Pietro Favasuli a 16 anni di reclusione e di Santoro Favasuli a 14 anni e 6 mesi. La sentenza è stata pronunciata dalla Corte di assise di Locri (presidente Amelia Monteleone, giudice Mariagrazia Galati), dopo 7 ore di camera di consiglio. Dalla lettura del dispositivo emerge l’avvenuta esclusione in capo ai due imputati delle aggravanti contestate, in particolare, della premeditazione e dei futili motivi, mentre sono state riconosciute a entrambi le attenuanti generiche. La Corte ha, infine, applicato la riduzione per la scelta del rito. Questo ultimo è stato riconosciuto dai giudici per via delle aggravanti contestate in origine dalla Procura di Locri, che non avevano consentito di accedere al rito abbreviato. Sul punto i magistrati hanno recepito le argomentazioni difensive rappresentate dall’avv. Lorenzo Gatto, difensore di Santoro e Pietro Favasuli, rispettivamente padre e figlio, quando il penalista reggino in sede di requisitoria ha evidenziato, tra l’altro, che «nell’azione delittuosa che è costata la vita a Salvatore Pangallo non c’è la premeditazione e non ci sono i futili motivi».

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