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Naufragio nel mar Jonio, tre i cadaveri recuperati: 11 superstiti, 55 dispersi

La Guardia Costiera prosegue le ricerche dei migranti nel Mar Ionio, 17 giugno 2024. NPK ANSA / Guardia Costiera +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING +++

Sono quattro i morti del naufragio nel mar Jonio (tra cadaveri recuperati e una donna arrivata morta). Per il resto dei 55 dispersi le speranze di essere individuati si assottigliano col passare delle ore. Mentre gli 11 superstiti approdati in Calabria, "confusi e traumatizzati" secondo i mediatori che li stanno assistendo nei vari ospedali, piangono la morte dei loro cari.
Come il trentenne curdo che ha perso la moglie e la sua bimba di soli 4 mesi. O Nadine, 10 anni, che chiede dei genitori e piange. Non sono ancora nelle condizioni di esser sentiti dai poliziotti che, coordinati dalla procura di Locri, indagano per quello che si può configurare come un disastro colposo.
La Guardia costiera ha inviato la nave Dattilo e due motovedette per le ricerche nell’area dove galleggia ancora il veliero che era partito 8 giorni prima dalle coste turche ed aveva cominciato ad imbarcare acqua in area Sar greca dopo l'esplosione del motore. In tutto sono stati recuperati 4 cadaveri. Anche assetti aerei di Frontex hanno svolto ricognizioni. Personale della Guardia costiera ha ispezionato lo scafo semiaffondato, ancora galleggiante, senza trovare nessuno.
Proprio alla parte di imbarcazione che affiorava si sono aggrappati per ore i pochi superstiti, prima che un mercantile francese di passaggio rispondesse al 'may-day' ed intervenisse per prenderli a bordo. Troppo tardi per una donna che è morta poco dopo. E per circa 55 persone, tra le quali almeno 26 bambini, che sono spariti tra le onde.
Qualcuno dei naufraghi ha riferito di imbarcazioni passate senza fermarsi vicino al veliero in difficoltà. Si vedrà quello che emergerà dopo che i migranti, in gran parte ricoverati in ospedale, saranno ascoltati dagli investigatori del commissariato di Siderno e dalla squadra mobile di Reggio Calabria, che stanno cercando, dicono fonti investigative, «di capire quello che è successo come avviene per ogni sbarco, a maggior ragione se c'è stato un disastro, probabilmente colposo».

Ad assistere le persone sbarcate ci sono anche team di Medici senza frontiere e di Emergency. «Le persone sopravvissute - racconta Cecilia Momi di Msf - sono ancora molto confuse. Tutte loro sono ospedalizzate in diverse strutture del territorio e non si rendono ancora conto chi dei loro familiari è vivo e chi invece è morto in mare. Interi nuclei familiari sono andati distrutti. C'è chi ha perso la moglie, chi un figlio, un marito, un amico o un nipote. Sono tutti in uno stato di forte trauma psicologico e fisico. Molti di loro hanno forti ustioni da sole, segno che probabilmente hanno trascorso diversi giorni sotto il sole».
E si fa sentire il vescovo di Locri-Gerace, monsignor Francesco Oliva. «Cosa sta accadendo - chiede - al nostro mondo? Com'è possibile continuare ad assistere a queste tragedie del mare che si ripetono ogni giorno? Com'è possibile tollerare ancora questi viaggi della morte, dove a morire sono esseri umani che cercano di sfuggire a situazioni di fame, di guerre, di diritti negati e, spesso, a morire sono i bambini? C'è tanta rabbia e indignazione. Queste tragedie avvengono davanti ai nostri occhi. Eppure nulla si muove. È alla deriva la nostra umanità. Serve un sussulto di umanità».
Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, intanto, era a Gorizia, dove ha fatto il punto su un’altra rotta migratoria, quella di terra attraverso i Balcani. Dalla sospensione del Trattato di Schengen con il ripristino dei controlli alla frontiera con la Slovenia lo scorso 21 ottobre, ha riferito, "sono state controllate 422mila persone e più di 224mila veicoli; sono 1.800 gli irregolari stranieri respinti e sono state 190 le persone arrestate di cui oltre 90 per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina».

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