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Da Reggio Calabria a Marsiglia: “Liberi di scegliere” allo studio per i baby narcos

Approda in Francia il protocollo ideato nel capoluogo reggino dal magistrato Roberto Di Bella per sottrarre i minori alle famiglie mafiose e assicurargli la possibilità di un futuro migliore

Passano gli anni, cambiano i colori e le stagioni; le sfide si intrecciano da un capo all’altro del mondo, ma il progetto “Liberi di scegliere” continua a rafforzarsi sugli scenari internazionali. Diverse troupe giornalistiche nel tempo da ogni angolo del mondo sono scese in Calabria per scoprire le radici sociali, culturali e territoriali su cui le idee rivoluzionarie di Roberto Di Bella hanno preso corpo. Un giudice minorile che, a Reggio, in 25 anni, si è trovato a processare prima i padri, poi i figli, sempre per gli stessi reati, arrivando a capire che l’ndrangheta non si sceglie, ma si eredita. E che era il tempo di dare a questi ragazzi la possibilità di farli tornare liberi di scegliere; di scoprire altri mondi. altre vite, un futuro ritagliato sui loro sogni e non sulle richieste di una società criminale. E la rivoluzione ha riguardato anche le donne e madri, che hanno maturato la voglia di ribellarsi a quel contesto mafioso che sembrava segnato, per loro e per i figli.
E così la scommessa si fa sempre più alta. «Il Ministero della Giustizia sta studiando “Liberi di scegliere” per verificare la possibilità di adattarlo alla realtà francese», annuncia Roberto di Bella con riferimento all’invito che l’attuale presidente del Tribunale per i Minorenni di Catania ha ricevuto a Marsiglia. «Qui – spiega – è in atto una guerra tra narcos con il coinvolgimento di moltissimi minori anche in omicidi. Nel corso di un convegno con oltre 350 partecipanti e moltissimi magistrati francesi, ho avuto modo di raccontare l’esperienza di “Liberi di Scegliere” ed i risultati ottenuti, sui piani sia giudiziario che culturale».
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