Venerdì, 23 Agosto 2019
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"LE ASSAGGIATRICI"

Premio Campiello, Postorino dopo la vittoria: "Inerzia di fronte al dramma del Mediterraneo"

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Rosella Postorino

Le contraddizioni di Rosa Sauer, reclutata dalle SS per assaggiare i pasti di Hitler e ingoiare tra volte al giorno un cibo che potrebbe essere mortale, che sono in fondo le contraddizioni di noi esseri umani, programmati per sopravvivere e con la certezza di dover morire.

Rosella Postorino è riuscita a dare voce a «questa cosa che non si può risolvere e che è il tratto della nostra esistenza» nel suo romanzo in presa diretta, empatico 'Le assaggiatrici' (Feltrinelli) con cui ha trionfato, con 167 voti, al Premio Campiello 2018. Votata praticamente da un giurato su due dei Trecento Lettori anonimi, (278 quelli che hanno espresso le loro preferenze), con uno stacco di 125 voti dal secondo classificato (Francesco Targhetta che ha avuto 42 voti) la scrittrice, 40 anni, originaria di Reggio Calabria, che è cresciuta in Liguria e vive da 17 anni a Roma, parla con passione il giorno dopo la vittoria.

E dice che, alla fine, 'Le assaggiatrici' «siamo tutti noi quando accettiamo che ci siano vite di serie A e di serie B. Le assaggiatrici sacrificano la loro vita perchè vale meno di quella di Hitler».

Liberamente ispirato alla storia vera di Margot Wolk, che a 96 anni ha raccontato per la prima volta di essere stata assaggiatrice di Hitler, il romanzo ci mostra il nazismo da un punto di vista inedito. L’autrice, che a dieci anni aveva come libro preferito 'Il diario di Anna Frank', non voleva «narrare l'attualità attraverso il passato, anche se - dice - in maniera molto inquietante ci sono oggi echi di quel passato. Ogni volta che delle idee astratte come possono essere il popolo, la patria, diventano più importanti del valore della singola vita umana, e purtroppo questo accade molto spesso, è come se si raccontasse la vicenda delle assaggiatrici. Quando noi rimaniamo inerti di fronte alla tragedia del Mediterraneo, quando pensiamo che non ci riguardi, stiamo commettendo quello che il filosofo Karl Jaspers chiamava colpa metafisica, cioè il fatto di sopravvivere mentre altri soccombono».

Partito subito bene, venduto in 15 paesi, tra cui gli Stati Uniti, il romanzo dovrebbe diventare un film. «La casa di produzione Lumiere Film lo ha opzionato, dobbiamo vedere cosa succederà ora» annuncia la scrittrice alla quale piacerebbe partecipare alla sceneggiatura.

«Non ho mai scritto una sceneggiatura però sono molto curiosa di imparare un tipo di scrittura che non ho mai praticato. Lo farei perchè è un lavoro di squadra. Non potrei mai scrivere invece un romanzo a quattro mani». Certo, 'Le assaggiatrici' sembra scritto proprio per diventare un film e nel ruolo di Rosa Sauer la Postorino vedrebbe benissimo «Alicia Vikander, l’attrice rivelazione di The Danish Girl perchè è bionda e ha un viso paffuto come lo aveva Margot Wolk» spiega la scrittrice che non ha fatto in tempo, per un soffio, ad incontrare la donna che ha ispirato il suo libro, della quale aveva letto un trafiletto su un giornale italiano nel 2014. «La ho cercata per mesi e poi finalmente sono riuscita a trovarla grazie a una mia amica tedesca. Le ho scritto una lettera e mentre questa missiva viaggiava verso Berlino lei è morta. Io sono caduta in depressione, ho pianto per un mese per non essere riuscita a parlarle» racconta.

Ma perchè la Postorino voleva tanto incontrarla? «Avrei voluto chiederle come si porta il peso di sapere di essere stata un meccanismo in quel sistema lì» spiega la scrittrice. Rosa, come le altre assaggiatrici, è una donna in trappola, abita il confine tra la vita e la morte, tra la vittima e il carnefice, diventerà amante del tenente Ziegler che semina terrore.

«Lei non ha la volontà di compiere il male, ma di fatto quello che fa è mantenere in vita Hitler, cioè il più grande criminale del Novecento» sottolinea.

Al suo quarto romanzo, editor oltre che scrittrice («sono due lavori antitetici» dice), la Postorino è stupita e felice dei tanti voti al Campiello. «Forse è dovuto al fatto che il romanzo ha a che fare con il nazismo, che è un periodo della storia con cui non si finirà mai di fare i conti» dice la scrittrice che da gennaio ad ora, tra presentazioni e incontri, ha avuto solo due week end liberi. E ora la aspettano tanti altri appuntamenti: il primo è Pordenonelegge il 19 settembre e cominciano già a delinearsi le immagini per una nuova storia:

«Spero che il processo si metta in atto ma per ora sono ancora immersa nelle assaggiatrici».

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