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Giovanni Strangio e Ciccio "Pakistan" di nuovo davanti al Gup di Reggio

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Continuano gli effetti della faida di San Luca. Fissata l’udienza preliminare per 11 indagati che rispondono del reato di falsa testimonianza resa davanti a Tribunali e Corti d’Assise
ndrangheta, Reggio, Cultura
Il procuratore Giovanni Bombardieri e l’aggiunto Giuseppe Lombardo nell’aula bunker di viale Calabria

Inizia il 15 dicembre l’udienza preliminare per undici indagati di uno stralcio relativo ai vari filoni del maxiprocesso “Fehida”, relativo alla ripresa della “Faida di San Luca”, avvenuta a Natale del 2006 e culminata con la “Strage di Duisburg” dell’agosto 2007.

Per gran parte degli indagati la Procura distrettuale reggina contesta il reato di falsa testimonianza, che si sarebbero concretizzati nelle varie fasi dei procedimenti penali che si sono incardinati dinanzi ai vari Tribunali e Corti di Assise di Locri e Reggio Calabria, nonché altri reati “minori”, come porto e detenzione di armi. Si tratta di posizioni per lo più marginali tranne che per due degli indagati: Giovanni Strangio (cl. 1979), condannato in via definitiva all’ergastolo per la strage di Duisburg, e per Francesco Pelle (cl. 1977) detto “Ciccio Pakistan”, condannato all’ergastolo per la “strage di Natale” ed attualmente irreperibile. Nello specifico nei confronti di Giovanni Strangio, difeso dall’avvocato Eugenio Minniti, la Procura contesta il reato di calunnia.

Leggi l'articolo completo sull'edizione cartacea di Gazzetta del Sud - Calabria

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