Lunedì, 19 Ottobre 2020
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Palasport di Pentimele a Reggio Calabria, il “gioiello” non brilla più

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Un gioiello dell’impiantistica sportiva – non solo reggina, ma nazionale – versa in un incredibile stato di degrado. Non tanto a causa dell’usura del tempo, quanto dell’incuria dell’uomo. Premessa doverosa: il Comune, che ne ha la proprietà, si trova in una condizione di pre-dissesto. Questo, però, non spiega e non può giustificare tutto. Preoccupano invece l’abitudine e l’assuefazione, ad ogni livello, politico e amministrativo, ad un simile andazzo. Il “tout va parce que va”.

Stiamo parlando del palasport di Pentimele, poi (dal 2004) “PalaCalafiore”, poiché intitolato alla memoria di una nota figura di sportivo, professore di Educazione fisica, giornalista pubblicista ed esperto di basket, Franco Calafiore. L’ipotesi di un simile impianto, con tanto di progetto tecnico, nacque dalla fantasia e dalle idee vulcaniche di Oreste Granillo negli Anni ’60 quando era assessore allo sport di Palazzo San Giorgio. E quando un palasport a Reggio sembrava inserito in un libro dei sogni. Insomma… il futuro focalizzato in un certo modo.

L’impianto indoor di Pentimele è stato ristrutturato nel 2010 in occasione del Mondiale di volley maschile; da allora pochi interventi in prevalenza emergenziali. Oggi un piano di ristrutturazione in realtà non esiste. Le ferite invece ci sono come documentano le foto di Attilio Morabito. Poi ci sono quelle latenti, altrettanto deprecabili; quelle che implicano la corretta attività sportiva che poi ne costituisce la finalità. A che serve vantarsi come è legittimo, se la tubatura idrica nel suo insieme è fatiscente (quando l‘acqua calda c’è e gli atleti possono farsi la doccia dopo una partita di campionato)? O se, puta caso, manchi il gasolio per il riscaldamento?

Di “storia eccezionale” del PalaCalafiore, in un precedente nostro servizio, ci ha parlato Carmelo Laganà, presidente della Viola (dizione esatta: “Basket Viola Supporter Trust”) certo che «con piccoli interventi possa essere rimesso a nuovo». È di questi giorni la novità che il settore comunale Lavori pubblici ha autorizzato la sostituzione delle tubature a causa delle gravi perdite di acqua finora registrate. Un passo avanti.

Di “struttura moderna e attuale” ci parlava pure Paolo Surace, presidente della Fip Calabria, che ha a suo tempo siglato l’accordo di affidamento con il Comune. In pratica, la Fip ha in gestione il PalaCalafiore per cui lavora alla logistica e all’organizzazione, nelle more di un bando atteso sì, ma che è andato deserto. Per Surace, «resta un fiore all’occhiello con i suoi 7.900 posti a sedere che ne fanno uno dei più capienti in Italia». La Fip ha il coordinamento degli orari delle squadre disciplinandoli. Il PalaCalafiore necessita – è notorio – di improrogabili interventi di radicale sistemazione poiché la vetustà incide e si coniuga con la permanente precarietà. Alle porte rotte, alle chiusure di varchi improvvisati, all’umidità che corrode e rigonfia le pareti, alle crepe della copertura “a conchiglia” (sono stati eseguiti in passato lavori di riparazione per impedire che quando piove l’acqua penetri all’interno), al sistema idrico che si ritrova, ai ferri del cemento armato scoperti dei muri esterni e interni che fissano pericoli incombenti, si aggiungono le esigenze della quotidianità da fronteggiare, burocrazia permettendo, igienicità non esclusa.

Foto di Attilio Morabito

© Riproduzione riservata

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