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Gioia Tauro, preso il presunto killer di Lo Prete. Ecco i dettagli più inquietanti

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È Giuseppe Mazzaferro, di 38 anni, il soggetto sottoposto ieri sera a fermo di polizia giudiziaria dai carabinieri per l’omicidio di Massimo Lo Prete alias “mangiapanini”, 50 anni ucciso due sere fa in un distributore di carburante sulla statale 18, a Gioia Tauro. Gli investigatori sono arrivati a Mazzaferro grazie a una ricostruzione di alcuni elementi trovati sul luogo del delitto. Ancora non è chiaro il movente del delitto ma, stando a una prima ricostruzione, sia il soggetto fermato che la vittima erano già noti alle forze dell’ordine per droga e avevano frequentazioni con persone legate alla criminalità organizzata locale. «In relazione all’omicidio di Massimo Lo Prete, avvenuto ieri a Gioia Tauro – si legge in una nota diffusa in tarda serata – i carabinieri hanno fermato un uomo. Gli elementi raccolti dall’Arma sono stati messi a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, che assumerà le proprie determinazioni nelle prossime ore».
Che fosse una calma apparente quella percepita da qualche tempo nel capoluogo pianigiano era pensiero diffuso tanto che lo stesso sindaco Alessio, in occasione di episodi criminosi di minore entità, aveva invitato a non sottovalutarne l’eventuale recrudescenza, ma è lecito ipotizzare che per violare una pace che a Gioia Tauro durava dal 2013 in modo così spregiudicato sia dovuto accadere o stia accadendo qualcosa di grave negli ambienti della malavita organizzata.
L’uomo, sposato e padre di due minorenni, in passato aveva gestito un’attività di autonoleggio in città ma poi era stato arrestato per reati legati al traffico di stupefacenti ed era tornato da poco in libertà dividendosi tra Gioia e la Capitale, che pare frequentasse spesso. Lo Prete viene indicato dagli inquirenti come personaggio vicino alla ’ndrina dei Molè, per delle frequentazioni che sono messe nero su bianco anche nella relazione di accesso eseguita dalla Prefettura di Reggio Calabria nel 2008 che portò allo scioglimento del Comune.
Le indagini potrebbero dunque passare sotto il coordinamento della distrettuale antimafia reggina, anche per il luogo scelto dai sicari per consumare l’agguato che restituisce una simbologia molto inquietante: la pompa di benzina all’interno della quale la vittima è stata giustiziata, nel 2021 era stata infatti sottoposta a sequestro preventivo nell’ambito dell’operazione “Geolja” perché riconducibile a Girolamo “Mommino” Piromalli, esponente di spicco dell’ala imprenditoriale di una delle più potenti cosche di ’ndrangheta, egemone sul mandamento tirrenico.
E sarebbero già state fondamentali per far luce su un omicidio che sembra avere dunque tutti i connotati di un delitto mafioso le immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona e anche all’interno dell’area di servizio, acquisite in queste ore dai Carabinieri del Gruppo di Gioia Tauro, guidato dal tenente colonnello Gianluca Migliozzi.
Secondo una prima ricostruzione effettuata dai militari giunti sul posto con in testa il comandante della Compagnia, capitano Andrea Barbieri, Lo Prete si stava allontanando dal distributore automatico – che, tra l’altro, è adiacente alla profumeria gestita dalla sua famiglia – in direzione Palmi, probabilmente alla volta di casa, quando qualcuno, presumibilmente in moto e a volto coperto, gli ha scaricato addosso diversi colpi di pistola che non gli hanno lasciato scampo.
Anche se sul caso (e sull’identità del presunto killer arrestato) vige il massimo riserbo, dalla scena del delitto si evince come i colpi, due dei quali hanno colpito la scocca dell’automobile, siano stati esplosi contro la fiancata all’altezza del finestrino lato guidatore ed è plausibile che lo abbiano attinto al busto non essendoci tracce di schizzi di sangue sul parabrezza o all’interno dell’abitacolo.
Lo Prete è stato ritrovato esanime con il busto ancora appoggiato sullo schienale e il capo riverso in avanti intorno alle 23 ma è possibile che l’omicidio sia avvenuto molto prima trattandosi di una strada che nelle ore notturne viene percorsa ad una certa velocità. Un raid che sembra essere stato pianificato manu militari da killer esperti che verosimilmente hanno pedinato l’obiettivo.

L’incubo dei cittadini è una nuova “faida”

Poca gente in giro, ieri, per le strade del centro, nonostante fosse sabato: in città si respirava un clima di tensione come non avveniva da tempo, consapevoli i residenti che l’omicidio di Massimo Lo Prete, se consumato autonomamente in ambienti di ’ndrangheta, potrebbe far sprofondare Gioia Tauro nel buio vissuto durante il primo decennio degli anni 2000, quando la cruenta faida che portò alla scissione delle ’ndrine Piromalli-Molè lasciò tante vittime sul campo.
Ne è consapevole il sindaco Aldo Alessio che, ieri mattina, contattato dal Prefetto di Reggio Calabria Massimo Mariani, ha intrattenuto con quest’ultimo una lunga conversazione telefonica, in vista della convocazione, già stabilita per la prossima settimana, del comitato provinciale per l’ordine pubblico e la sicurezza. Mariani ha ovviamente garantito al primo cittadino la massima attenzione della Prefettura e di tutte le forze di Polizia.
«Questo tragico episodio – afferma Alessio – ci induce ad una necessaria riflessione sull’ordine pubblico della nostra città che, molto faticosamente, sta tentando di uscire da una condizione difficilissima, quasi disperata sul piano economico e sociale, determinata dalle sciagurate gestioni ordinarie e commissariali, condizionate nel tempo da infiltrazioni mafiose o volutamente abbandonate ad un pressapochismo senza visione e senza amore. Questo omicidio, secondo le supposizioni prospettate in queste prime ore e naturalmente da verificare – precisa il primo cittadino – pare ascriversi ad una ripresa violenta delle attività criminali, legate al malaffare, al traffico di droga, alla riproposizione di conflitti tra cosche. Saranno le forze dell’ordine e la magistratura ad individuare perimetri e responsabilità».
«Come sindaco di questa comunità – aggiunge Aldo Alessio – non posso che esprimere la preoccupazione dei cittadini gioiesi, onesti e laboriosi, verso la recrudescenza di azioni criminali che piegano la città e la fanno indietreggiare rispetto alle sue aspirazioni di ordine e benessere. Gioia Tauro ha bisogno di serena tranquillità, governata dalla legge e aiutata nella sua necessità di ritrovare una strada per un nuovo sviluppo culturale, economico e sociale che ripudi la violenza e la sopraffazione mafiosa».
«Per tali motivi – ha concluso il primo cittadino – ho chiesto al signor Prefetto la convocazione del Comitato provinciale dell’ordine pubblico e sicurezza, per un maggior controllo del territorio per rassicurare i cittadini».

 

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