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Il senso dei luoghi. Gli ultimi abitanti di Pentidattilo: Daniela e Rossella

Ci sono luoghi che, solo a vederli immortalati in una foto o in una cartolina, ti lasciano a bocca aperta. Ma è quando sei lì, a toccarne con mano tutte le sfaccettature che li caratterizzano, che poi ti rendi conto di quanto possa essere bella madre natura. Ci sono luoghi che, appena arrivi e scendi dalla macchina entusiasta, ti lasciano senza fiato. Ti rapiscono il cuore e la mente e ti proiettano verso un orizzonte dal quale non riesci più a staccarti. E' il caso di Pentidattilo, il borgo in cui vivono appena 4 abitanti, in provincia di Reggio Calabria.

Frazione di Melito Porto Salvo, Pentidattilo sorge arroccato sulla rupe del Monte Calvario, dalla caratteristica forma che ricorda quella di una ciclopica mano con cinque dita, e da cui deriva il nome del borgo in lingua greca πέντα-δάκτυλος (traslitterato pènta-dàktylos), cioè "cinque dita". A Pentidattilo il tempo sembra essersi fermato: un luogo magico dove, soprattutto in primavera, iniziare a disintossicarsi dai ritmi infernali del quotidiano, dove iniziare a riflettere sulla reale e autentica bellezza che avvolge quel territorio, su una collina di 250 adagiata sul mar Mediterraneo. I colori della primavera, i fiori, le stradine. E come scriveva quasi 20 anni l'antropologo calabrese Vito Teti, nel suo libro "Il senso dei luoghi. Memoria e storia dei paesi abbandonati". 

"Contro ogni apparenza, i luoghi abbandonati non muoiono mai. Si solidificano nella dimensione della memoria di coloro che vi abitavano, fino a costituire un irriducibile elemento di identità. Vivono di una loro fisicità, di una loro corposa e materiale consistenza. Si alimentano di uno spessore doppio e riflesso. Pretendono non la fissità, ma al contrario il movimento, il percorso fisico e mentale di una loro continua riconquista [...] Questi luoghi, si pensa in genere, non hanno senso: non hanno più senso, se mai ne hanno avuto uno. E invece, c’è un senso in questi luoghi. Un senso per sentirli. Un senso per capirli. Un senso per percorrerli, che è quello doppio del partire e del tornare".

E se è vero che i luoghi abbandonati non muoiono mai, ecco emergere in maniera prepotente le storie di vita di chi ha deciso di riappropriarsi di questi luoghi. Di viverci dentro, di viverci nel quotidiano non solo a livello professionale per proseguire le proprie passioni. Daniela Lorenzi a Pentidattilo è arrivata solo pochi mesi fa. E’ qui che ha deciso di sprigionare tutta la sua creatività e passione. La sua bottega è intrisa di colori e storie. Lei, metà reggina e metà bolzanina, ha deciso di dare sfogo alla sua passione e ha deciso di vivere a Pentedattilo. E’ qui che, supportata da Rossella, ha deciso di trascorrere presente e futuro.

E se Daniela è a Pentidattilo da pochi mesi, Rossella Aquilanti è la storica abitante di Pentidattilo. Originaria di Viterbo, con la sua travolgente passione rappresenta l’anima di Pentidattilo. E ai nostri microfoni racconta cosa vuol dire vivere a Pentedattilo e cosa bisognerebbe fare oggi per dare dignità a questi luoghi meravigliosi e incontaminati.

© Riproduzione riservata

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