Mercoledì, 19 Settembre 2018
GIUDIZIARIA

processo lo giudice, Reggio, Calabria, Archivio

Si sfoga Luciano Lo Giudice. Di fronte all’ennesima tornata di accuse chiede di rendere dichiarazioni spontanee e prova a smontare la tesi degli inquirenti. Luciano Lo Giudice, collegato in videoconferenza dalle carceri di Ascoli dove è recluso, prende la parola e passa all’attacco: «Lavoravo tanto e guadagnavo molto bene. Anche 30-40 mila euro al mese. Viaggiavo in Ferrari e Porsche, me lo potevo permettere. Erano dei lussi per i quali non avevo da chiedere nulla a chicchesia. Conducevo una vita agiata, ma solo grazie ai guadagni leciti delle mie attività. Me lo dite che male ci sarebbe in tutto ciò? Oppure è un reato viaggiare in Ferrari!».
La vita agiata Il tema della bella vita condotta da Luciano Lo Giudice emerge, puntuale, dalle testimonianze che si stanno susseguendo davanti al Tribunale collegiale presieduto da Silvia Capone. Argomenti che ha sviscerato anche il fratello-collaboratore di giustizia, Antonino Lo Giudice, il grande accusatore. Stile di vita che Luciano Lo Giudice, la mente finanziaria della cosca di ’ndrangheta che opera nel rione Santa Caterina, difende in tutto e per tutto: «Confermo che mi recavo spesso a Montecarlo: in un anno ci andavo anche 7/8 volte. Macchine e barche: me lo potevo permettere. Quello che non capisco che cosa c’entri la mia vita privata nel processo. Oppure se pagavo un conto a un mio nipote o ad uno dei mio fratelli».

 

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